E’ in questa direzione che si sta muovendo la Commissione parlamentare Antimafia nazionale, che mercoledì scorso ha sentito a Trapani i rappresentanti provinciali delle associazioni massoniche insistenti sul territorio della provincia. Subito dopo c’è stata l’audizione dei commissari prefettizi che gestirono il comune di Castelvetrano dal 2017 al 2019: il dottor salvatore Caccamo, la dottoressa Maria Concetta Musca e la dottoressa Elisa Borbone.

Il periodo dell’amministrazione straordinaria è lo stesso in cui era sul finire l’indagine Artemisia, quella su una superloggia segreta formata da massoni, politici e professionisti con l’obiettivo di orientare le scelte del comune, le nomine e i finanziamenti regionali. Ma anche di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. Un vasto sistema corruttivo che secondo gli inquirenti avrebbe riguardato gli enti locali, come il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani, il cui indagato principale, come è noto, è l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto.

 

Come spesso hanno sottolineato gli avvocati degli imputati, questa della procura di Trapani è un’inchiesta giudiziaria che non ha nulla a che vedere con la mafia, semmai con la (presunta, certo) violazione della Legge Anselmi sulla massoneria segreta ed altri reati.

C’è però un’altra inchiesta, che invece con la mafia ha a che vedere eccome ed è quella della procura di Palermo, eseguita nello stesso territorio, nei confronti di alcune persone presenti in entrambe le inchieste. Solo che l’indagine di Trapani è andata avanti, arrivando (con fatica) in tribunale, mentre quella di Palermo è finita con un’archiviazione.

Un’indagine che la commissione Antimafia, guidata da Rosy Bindi stava seguendo. E che evidentemente è stata ripresa dalla commissione oggi guidata da Nicola Morra.

Da più di un anno c’è infatti al loro interno un comitato che indaga sui rapporti tra criminalità organizzata e logge massoniche, coordinato dalla senatrice Margherita Corrado. E sotto la lente d’ingrandimento passano anche gli elenchi degli iscritti nel 2017 e i verbali raccolti dalla procura di Palermo che, oltre ad indagare per la violazione della legge Anselmi  (e degli altri reati), comprendeva anche l’aggravante di aver favorito la mafia.

 

Ed è proprio nel contesto delle audizioni a Trapani che si è verificata la vicenda del “massone spia”. L’uomo è un medico di nome Salvatore Monteleone, che Morra ha beccato per caso a pochi millimetri dalla porta della stanza in cui stavano avvenendo le audizioni. Appartenendo alla loggia Ferrer, dopo aver chiesto senza successo alla commissione di essere ascoltato, si è infilato lo stesso, nonostante non avesse alcun pass.

Quando gli hanno chiesto se stesse registrando, ha risposto che in realtà stava compilando una ricetta medica.

Sappia Messina Denaro che si sta lavorando affinché venga consegnato allo Stato – aveva affermato Morra già nel 2019 – e possa dare conto delle collusioni che ne hanno favorito la latitanza. Allora ci sarà da divertirsi”.

Intanto a metà giugno ci sarà un’altra udienza di Artemisia, mentre la commissione Antimafia continua a fare luce sul legame tra mafia, massoneria e politica, secondo l’ipotesi che nella massoneria occulta, risieda un potere parallelo in grado di inquinare anche la gestione della cosa pubblica.

 

Egidio Morici

https://www.tp24.it/2022/05/28/antimafia/le-coperture-massoniche-della-latitanza-di-matteo-messina-denaro/177675

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