Ci fermiamo qui. Dopo quattro anni di lavoro, trecento sedute, seicento audizioni e dodici relazioni approvate. L’impegno per le primarie di luglio e poi per l’elezione a Presidente della Regione Siciliana non mi consentono – ragioni di tempo, di opportunità, di stile – di continuare a presiedere la Commissione antimafia dell’ARS.

Il bilancio, i giudizi, li lasciamo a coloro che vorranno leggere le nostre inchieste: tutte pubblicate, tutte disponibili, dal depistaggio di via D’Amelio al sistema Montante, dalle miserie del ciclo dei rifiuti in Sicilia all’assalto alla sanità pubblica, dal business delle partecipate alla gestione dei beni confiscati, dal radicato disagio giovanile nelle periferie urbane all’uso disinvolto e strumentale della legge sullo scioglimento dei comuni per mafia…

Tutte approvate all’unanimità, nonostante le nostre indagini abbiano preso di petto temi politicamente sensibili, senza mai offrire sconti di critica a nessuno dei governi siciliani degli ultimi vent’anni.

L’apprezzamento per il lavoro svolto è arrivato da tutte le parti politiche e istituzionali, coralmente e con convinzione. Una sola eccezione: il presidente Musumeci, che ha liquidato questi quattro anni di lavoro come “un’antimafia parolaia”. Bontà sua.

ps. Quando fui eletto alla presidenza dell’Antimafia siciliana, chiesi cosa avesse prodotto la precedente Commissione: nulla, mi fu risposto. Zero. Nemmeno una relazione. Ne era stato presidente l’onorevole Musumeci. L’accusa di antimafia parolaia che riceviamo oggi da lui per noi vale più di una medaglia.

Claudio Fava

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