Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, Prof. Patrizio Bianchi:
 
“Signor Ministro, il noto educatore Alessandro D’Avenia certifica il completo fallimento della politica ideologica, burocratica e statalista del Governo Draghi, nella gestione dei concorsi scolastici. 
Ci piacerebbe che, in un nostro prossimo Governo, D’Avenia volesse prendere il Suo posto.

Firenze, 3.6.2022

Concorso senza carta
 
il Popolo della Famiglia di Firenze ha preso nota della staffilata politica che stamani il noto educatore Alessandro D’Avenia ha giustamente assestato, dalle pagine del suo blog Prof 2.0, ai burocrati del Ministero dell’Istruzione, che hanno organizzato un concorso a cattedra per docenti di scienze, negando di mettere a loro disposizione la carta intestata del MIUR per poterci fare i calcoli matematici relativi ai quesiti concorsuali. D’Avenia ne racconta, nella sua riflessione da non perdere, citando l’esperienza di una partecipante al concorso che si è rivolta a lui, umiliata per aversi dovuto scrivere i calcoli sul braccio (vedi foto). L’appassionato insegnante esordisce:
“In questa rubrica vorrei occuparmi di altro ma purtroppo non posso ignorare le parole di una collega di Scienze che ha affrontato due settimane fa il concorso per docenti. Di questo concorso vi avevo parlato di recente per denunciare l’inadeguatezza di un sistema di reclutamento insegnanti con un test a crocette. Ecco la lettera che ho ricevuto“.
Il referente del Popolo della Famiglia per Firenze, Pier Luigi Tossani, ne ha scritto a sua volta sollecitamente al Ministro Patrizio Bianchi (il testo integrale della mail è allegato alla presente), e per conoscenza al Premier Mario Draghi, nonché ai Referenti dei partiti di Governo e alla Referente del principale partito di opposizione. Ne incolliamo di seguito un breve estratto:
 
Signor Ministro, sottoscriviamo in pieno le parole di Alessandro D’Avenia, al quale, se gli elettori ci volessero mettere alla prova, affidandoci il Governo del Paese, certamente chiederemmo di voler sedere sulla poltrona attualmente occupata da Lei. Probabilmente lui non accetterebbe, perché ama troppo il suo lavoro di educatore a contatto con i giovani. Ma, se non altro, vorremmo sicuramente avvalerci della sua preziosa consulenza. Non crediamo che Ella vorrà intraprendere un percorso riorganizzativo del Ministero da Lei diretto, ispirato ai semplici concetti indicati da D’Avenia. Ciò, per il semplice motivo che Ella impersona pienamente la cultura ideologica, burocratica e statalista espressa dal Premier Mario Draghi e dai partiti che fanno parte del Suo Governo.
Noi, che ci ispiriamo invece al popolarismo sturziano, secondo il principio di sussidiarietà che è proprio della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, siamo convinti che i problemi della scuola e della società, cioè le tematiche collegate all’educazione all’“essere” della persona, andranno a risolversi tramite il buono scuola a costo standard per allievo, per l’effettiva libertà di educazione, che per essere tale lo deve essere anche a livello finanziario. Questo è un sacrosanto diritto dei genitori, secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26), la Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 14), e l’articolo 30 della nostra Costituzione. Il buono potrà essere speso dalle famiglie nell’Istituto di loro scelta, di ogni ordine e grado, statale o paritario che sia. Verrà così generata una concorrenza virtuosa tra Stato e privato, e saranno al tempo stesso evitati ai nostri figli indottrinamenti omofili indesiderati. Questi si sono visti nella recente circostanza del vero e proprio golpe omofilo attuato dal MIUR, nei confronti del Parlamento, quando il 5 maggio scorso Maria Assunta Palermo, Direttore generale del Ministero dell’Istruzione, ha firmato una circolare nella quale si invitavano, per il successivo 17 maggio – giorno in cui le lobbies omosessuali celebravano la «Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia» – «a creare occasioni di approfondimento con i propri studenti sui temi legati alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali». Considerato che il ddl Zan, che prevedeva la suddetta iniziativa, controversa e ideologica, a ottobre 2021 fu stoppato al Senato dalla “tagliola” prevista dall’art. 96 del regolamento parlamentare,  ebbene, al momento non esiste una legge in Italia che la deliberi o la autorizzi. 
In questo è pertanto consistito il grave vulnus operato dal MIUR nei confronti del potere legislativo.  
E’ parimenti evidente che, per i motivi già espressi, il Premier Mario Draghi e i partiti che fanno parte del suo Governo, oltre a non fare riforme sensate per la scuola italiana, nemmeno concederanno mai alle famiglie il buono scuola per la libertà di educazione. Le famiglie sanno però che su questo punto, che è ai primi posti del nostro programma politico, ci troveranno sempre al loro fianco”. 

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