Al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage Borsellino interviene l’avvocato Giuseppe Panepinto, difensore del poliziotto Mario Bo. I dettagli.

Al palazzo di Giustizia di Caltanissetta, al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio, è intervenuto in arringa difensiva l’avvocato Giuseppe Panepinto, che assiste il poliziotto Mario Bo, per il quale la Procura ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi di carcere, e che è imputato, insieme ad altri due colleghi, di calunnia aggravata dall’avere favorito la mafia allorchè avrebbe contribuito al pilotaggio del falso pentito Vincenzo Scarantino. Ebbene, l’avvocato Panepinto tra l’altro ha affermato: “E’ un castello di menzogne. E’ una gogna mediatica. Sono ricostruzioni romanzesche. Ammetto che sulla strage di via D’Amelio vi sia stato il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana, come ha sentenziato anche la Cassazione. Non è stato però opera dei tre poliziotti imputati o di magistrati e uomini dello Stato, ma di ‘tre balordi’, ovvero i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta. Non è possibile accusare Bo. I testimoni dell’accusa sono ‘personaggi in cerca d’autore’, inaffidabili e inattendibili. Prima di gravi accuse e danni d’immagine ci vogliono delle prove, che non ci sono. Abbiamo sentito parlare di ‘prove granitiche’, che non abbiamo mai visto. E abbiamo trovato semplici sospetti, dubbi e illazioni. Ovviamente abbiamo sentito parlare del ‘dovere di verità, e di rispetto delle vittime della strage e della loro memoria. Naturalmente provo totale rispetto per i familiari e le vittime di questa terribile tragedia che ha sconvolto lo Stato italiano. Il processo per anni ha costretto gli imputati a subire conseguenze in ambito personale, familiare e lavorativo. Anche malattie e sofferenze. Mario Bo è un uomo dello Stato integerrimo, del quale ho avuto modo di apprezzare la dignità e soprattutto il grande senso di abnegazione e rispetto per lo Stato. Ancora oggi ripete che rifarebbe tutto ciò che ha fatto. Lasciamo fuori dal processo i libri, scritti da ex magistrati e giornalisti, e le interviste televisive. Si continua a parlare di fatti mai accaduti ed esistiti, di altre verità. Forse qualcuno avrebbe voluto che Mario Bo accusasse i magistrati… Ma lui ha sempre e solo detto la verità, le cose che sono accadute. Lui sì. Gliene hanno dette di tutti i colori, gli hanno dato del mafioso e del colluso, e lui è sempre rimasto in silenzio, a subire. Noi siamo pronti a parlare di verità, ma devono essere fatti riscontrabili. Non abbiamo paura della verità, perché la verità non deve fare paura a chi non ha commesso determinati fatti. Ma è davvero credibile che Bo abbia indottrinato Scarantino? Si può pensare mai che uno indottrina in una vicenda così delicata? Nell’interrogatorio del 28 settembre 2009 Vincenzo Scarantino dice di non ricordare se le dichiarazioni da lui rese fossero frutto di notizie di stampa o di suggerimenti. Nell’interrogatorio ci dice che lui comprava il quotidiano ‘Il Giorno’, e l’altro detenuto con lui ‘Il Corriere della Sera’, e quindi erano informati. Scarantino stesso ha detto: ‘Ci sono tante cose che ho letto sui giornali’. Dice di non aver subito costrizioni perché altrimenti avrebbe reagito. Ha affermato di non avere avuto suggerimenti prima degli interrogatori. In un successivo interrogatorio dell’ottobre 2009 dice che Mario Bo non gli aveva mai fatto promesse. Questo Scarantino è sicuramente un sempliciotto, per essere generosi. Scarantino non fu indottrinato ma fece le sue dichiarazioni sulla base di notizie giornalistiche, sulle informazioni che sentiva negli ambienti carcerari, sulle contestazioni ricevute durante i processi e gli interrogatori, e anche cose apprese nel contesto familiare”. L’avvocato Panepinto prosegue l’arringa lunedì prossimo. A metà giugno è prevista la sentenza.

teleacras angelo ruoppolo

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