Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’articolo inviatoci da Angelo Forgia

Come si fa a non vedere quello che sta succedendo? Manca solo il sì dell’Ungheria – che fino ad oggi si sta opponendo, bloccando tutto, perché se non c’è l’unanimità l’Unione europea non può procedere – e partirà una nuova ondata di ‘sanzioni’ alla Russia. Nella testa della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non acquistando più il petrolio russo la Ue metterà in difficoltà il Paese di Putin. Come se la Russia non avesse a disposizione un mercato di un miliardo e 400 milioni di persone (leggere la Cina) che è pronto ad acquistare tutti i prodotti della Russia che non verranno più esportati in Europa, a cominciare dagli idrocarburi. Non si rendono conto, o fanno finta di non capire, cosa succederà in Europa e in Italia non appena la Russia bloccherà il flusso di petrolio. A Bruxelles fanno finta di non sapere che l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ha fatto sapere che non aumenterà di molto l’offerta di petrolio. Gli idrocarburi – petrolio e gas – non sono infiniti e i Paesi che sono titolari di questi giacimenti cercano di centellinarli, perché vogliono farli durare il più a lungo possibile. L’Italia pagherà un prezzo molto alto, perché la stragrande maggioranza delle merci del Belpaese ‘viaggia’ sui mezzi gommati. E i mezzi gommati si muovono a benzina o a gasolio. Con il taglio del petrolio russo, sia perché l’offerta di petrolio in Europa diminuirà, sia perché in Italia non mancano gli speculatori, il prezzo di benzina e gasolio schizzerà all’insù. A pagare il conto saranno le famiglie, perché gli autotrasportatori bloccheranno l’economia per una settimana e il Governo alla fine accetterà, non sarà così per gli automobilisti, che saranno costretti a subire l’aumento del prezzo di benzina e gasolio.

Lo stesso discorso vale per agricoltori e pescatori, che lamentano il costo eccessivo del gasolio. Agricoltori e pescatori non sono potenti come gli autotrasportatori: e siccome in Italia oggi solo chi è potente riesce a far valere le proprie ragioni, a meno che agricoltori e pescatori non organizzino manifestazioni capaci di bloccare attività essenziali, dovranno subire gli aumenti del costo del gasolio agricolo e del gasolio utilizzato dai motopescherecci. Nel nostro Paese sta franando tutto. Di fatto, l’inflazione viene nascosta. E si dà la responsabilità dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari alla guerra in Ucraina. In realtà, già nell’Autunno dello scorso anno la FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – segnalava l’aumento del costo dei generi alimentari. Un aumento generalizzato che parte dai prodotti agricoli freschi e dai prodotti agricoli trasformati. Un’inflazione alimentare che la guerra in Ucraina ha alimentato, ma che è iniziata subito dopo l’estate dello scorso anno, quando i cambiamenti climatici – siccità ed inondazioni – hanno ridotto non soltanto la produzione di grano, ma la produzione di prodotti agricoli nel mondo. La situazione non è meno complicata oggi: la guerra in Ucraina continua, con gli americani che stanno spedendo in questo paese armi sempre più sofisticate, e continuano a imperversare i cambiamenti climatici in Canada, nel Nord degli Stati Uniti, in India, in Sudamerica, in Francia, nel Nord Italia.

In questo scenario ci sono due notizie che vengono praticamente ignorate quasi da tutti, a parte qualche titolo che rimane in rete un paio di giorni. Sono gli aumenti dei tassi di interesse disposti dalla Banca centrale americana (FED) e i tassi di interesse che a Luglio verranno aumentati anche dalla Banca Centrale Europea (BCE). Non è il caso, in questa sede di scendere nei particolari. Ci limitiamo solo a illustrare gli effetti. Negli stati Uniti d’America sono alle prese con un’inflazione che si sta ‘mangiano’ una parte dei redditi degli americani. Lì non sono abituati alle crisi economiche. Solo che oggi, con un’economia globale, la crisi economica non risparmia nessuno e fa più danni nei Paesi ricchi, dove la stragrande maggioranza della popolazione non è abituata a fare sacrifici. Così l’amministrazione di Joe Biden è a un bivio: se non ‘spegne’ l’inflazione avrà proteste sociali di milioni di cittadini che, a causa dell’aumento dei prezzi, debbono ridurre i consumi; se, come sta facendo, decide di ridurre l’inflazione aumentando i tassi di interesse dovrà fare i conti con una inevitabile ‘frenata’ dell’economia. La fortuna degli americani è che godono di sovranità monetaria e possono manovrare a piacimento su tassi e moneta. Ma avranno lo stesso problemi enormi.

Scenario completamente diverso nell’Unione europea, dove non c’è sovranità monetaria e dove la moneta ha un costo. L’Italia, in questo momento, ha un debito pubblico di 2 mila e 800 miliardi di euro, tra i più alti al mondo. In minima parte è un’eredità della Prima Repubblica, in massima parte è stato provocato dal sistema monetario dell’Unione europea. E’ stato calcolato che l’Italia ha già pagato quasi 5 mila miliardi di interessi, ma si ritrova sempre – come già ricordato – con 2 mila e 800 miliardi di euro di debiti. Solo chi è totalmente ‘digiuno’ di economia può pensare che l’Italia possa pagare il debito pubblico aumentando la produttività che, tra le altre cose, è ferma da un ventennio. Produttività e salari che in Italia sono bloccati da circa venti anni non perché gli italiani sono vagabondi, ma perché siamo finiti in un sistema monetario truffaldino che è stato commisurato agli interessi della Germania e di alcune aree del Nord Europa. Ma adesso tra cambiamenti climatici, Covid e guerra in Ucraina anche l’economia tedesca si va fermando. Nell’Unione europea, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti d’America, l’inflazione viene nascosta, o comunque calcolata al ribasso. Ma adesso la situazione va precipitando e la BCE dovrà aumentare i tassi. L’aumento dei tassi, per un Paese come l’Italia che paga interessi sul debito, significa che avremo guai seri di cui non parla nessuno. Facciamo un esempio concreto. Se la BCE dovesse decidere di aumentare i tassi dello 0,50%, ciò aumenterebbe notevolmente la quota di interessi che ogni anno l’Italia paga. Siccome, in questo momento, l’economia italiana è ferma, per pagare l’aumento degli interessi su debito si dovrebbero ridurre le pensioni e i salari. Provate a immaginare cosa succederebbe in un’Italia dove milioni di famiglie e imprese hanno già difficoltà a pagare le super-bollette di luce e gas e la benzina e il gasolio (per non parlare del costo degli alimenti in aumento) se il Governo dovesse decidere di ridurre stipendi e pensioni! Eppure l’aumento dei tassi d’interesse è già realtà negli Usa e sta per diventare realtà in Europa…

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