“Però siamo stati iunco… ci siamo calati alla china!..(siamo stati giunco, ci siamo calati alla piena, ndr)”: usa una espressione dialettale che descrive la capacità di resilienza della famiglia mafiosa dell’Uditore Manlio Porretto, arrestato insieme al costruttore mafioso Agostino Sansone e al candidato al Comune di Forza Italia Pietro Polizzi per scambio elettorale politico-mafioso.

Parlando con Sansone, non sapendo di essere intercettato, dopo aver siglato con l’aspirante consigliere l’accordo elettorale, Porretto ricorda al suo interlocutore come “nonostante le numerose e continue condanne, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i sequestri la famiglia mafiosa era riuscita a resistere e- scrive il gip – richiama l’immagine della fiessibilità del ‘junco’, descrivendo una ben precisa filosofia mafiosa: riemergere dalla necessaria e alle volte ineluttabile strategia di sommersione, per poi rialzare nuovamente il capo, al momento opportuno, e ritornare più forti di prima, riallacciando i rapporti con la politica, ripristinando le vecchie e attivando nuove alleanze con gli appartenenti alle istituzioni”.

“Perché noi bene abbiamo fatto! – proseguono i due – Non è che c’è qualcuno che può parlare male di noialtri!”, parole che dimostrerebbero il “prestigio e la considerazione dei quali potevano disporre nell’attività di procacciamento di voti per Polizzi”.

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