La Sicilia recepisce una norma nazionale che consente l’adeguamento delle indennità di sindaco, assessori e presidente del Consiglio comunale. Critica l’Anci. Ecco perché.

E’ accaduto che nella Finanziaria nazionale è stato concesso ai Comuni delle regioni a statuto ordinario di adeguare gli stipendi di sindaco, assessori e presidente del Consiglio comunale. La Sicilia, che è regione ha statuto speciale, ha recepito tale norma nella Finanziaria regionale apportando però una modifica, ovvero: i maggiori costi derivanti dall’aumento degli stipendi non saranno finanziati da un apposito fondo, come avviene nel resto d’Italia, ma peseranno sulle casse comunali, e quindi sui cittadini. Ecco perché adesso l’Anci, l’Associazione dei Comuni di Sicilia, critica aspramente tale norma. Infatti, se gli amministratori locali siciliani aumenteranno il proprio stipendio, adeguandolo ai nuovi parametri, saranno additati dai cittadini come causa del conseguente aumento delle tasse a loro carico, oppure della riduzione dei servizi comunali, già scadenti. E il segretario di Anci Sicilia, Mario Alvano, denuncia: “Così agli amministratori locali della Sicilia si toglie ulteriormente dignità istituzionale. La norma introdotta provoca una gravissima discriminazione a danno degli amministratori locali siciliani. Ciò che in ambito nazionale è previsto con risorse statali, da noi lo si rimette ai singoli Comuni, alla loro capacità economica. Esponendo così i sindaci al rischio di dover essere additati strumentalmente come coloro che si aumentano gli stipendi. Il rischio concreto è creare le condizioni per rafforzare il senso di scollamento dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Ciò si sarebbe potuto evitare con l’istituzione in Sicilia di un fondo simile a quello a cui si attingerà per pagare le indennità dei sindaci delle altre regioni a statuto ordinario. La norma regionale ha reso quelli siciliani dei sindaci di serie B” – conclude Alvano. Dunque, più nel dettaglio: la nuova legge stabilisce nuovi parametri per il calcolo degli stipendi. A incidere sarà ancora il numero di residenti nel Comune amministrato, ma il riferimento da cui inizierà il conteggio è lo stipendio dei presidenti delle Regioni: 13.800 euro lordi al mese. A poter ambire a tale cifra saranno i sindaci delle Città metropolitane, che in Sicilia sono Palermo, Catania e Messina. Invece “dovranno accontentarsi” (tra virgolette) dell’aumento fino all’80% dello stipendio del presidente della Regione i sindaci dei Comuni capoluogo sopra i 100mila abitanti, come ad esempio il sindaco di Siracusa, che oggi incassa circa 5240 euro lordi, e domani oltre 11mila. E poi vi sono i sindaci degli altri Comuni capoluogo sotto i 100mila abitanti, che, da meno di 5mila euro al mese, riceveranno in busta paga 9.600 euro. E poi, ancora a scalare, altri sindaci in base al numero dei residenti beneficeranno di aumenti da circa 3700 attuali a più di 6mila euro, e poi da più di 3mila a oltre 4800, e poi da 2800 a 4100 euro, e poi, ultimi, i sindaci dei Comuni tra 3mila e 5mila abitanti, che godranno di stipendi di oltre 3mila euro mentre gli attuali non raggiungono i 2mila, e sotto i 3mila abitanti da circa 1650 mensili a oltre 2mila euro.

teleacras angelo ruoppolo

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