Di Emilio Tringali.

L’asse “procure-imprenditoria-politica” fu implementato da Montante con quello “giornalismo-antimafia-chiesa”. L’attuale “premiazione” di Alfano con la “coccarda presidenziale”, assume un significato simbolico notevole: il reset avvenuto, un ripristino del sistema all’era pre-Montante. Due democristiani, due siciliani di parola. È il segnale generale. “Abemus pacem”. Per certi versi, Montante è come uno stadio di missile che la missione ha sganciato, un vettore utile ma che stava degenerando. Come gli utili “pizzini” trovati durante l’autopsia nelle viscere del latitante Daniele Emmanuello, ucciso alle spalle dalla polizia, allo stesso modo i “pizzini elettronici” di Montante, trovati nei meandri della sua “stanza della legalità”, ci danno una chiave di decrittazione della corruzione e della sottomissione delle autorità politiche, civili, religiose, militari e culturali. L’uomo che verosimilmente teneva “per le palle” il presidente della trattativa, disponendo dell’intercettazione, inascoltabile dal popolo, della trattativa infame, certamente aveva la sensazione di dominare tutto, dalla terra della Magna Grecia. Alfano glielo aveva messo, Alfano glielo toglie. È toccato a lui farlo saltare (o non muovere un ciglio per salvarlo). E per questo servigio, l’uomo del lodo ritorna ora “decorato” alla casa crociata. E Lumia? Crocetta è un capitolo chiuso, sbiancato. Poi, ci sono i processi, che si stanno complicando. Vero è che i Pnrr riaprono “la mensa” e ce n’è per tutti. Ma certa capitaneria se l’è legata al dito. Ostentare una qualche leadership sarebbe patetico e infruttuoso.

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