La Cassazione conferma la condanna all’ergastolo a carico degli ultimi imputati per la strage di Capaci. La Procura Generale contesta l’assoluzione di Tutino. I dettagli.

Il 18 settembre del 2008 la Cassazione ha condannato i mandanti della strage di Capaci, la Cupola di Cosa Nostra e gli esecutori materiali, tra cui Giovanni Brusca, che azionò il telecomando. Adesso, 30 anni dopo il 23 maggio del ‘92, la Cassazione martella il sigillo definitivo sulle condanne all’ergastolo a carico di altrettanti quatto imputati di avere partecipato alla organizzazione dell’attentato e di avere reperito l’esplosivo. Si tratta di Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Ed è definitiva anche l’assoluzione, come già in primo e secondo grado, di Vittorio Tutino, nonostante il Procuratore generale, Delia Cardia, avesse preteso l’annullamento della sentenza assolutoria e il rinvio ad una seconda Corte d’Appello. Cardia, nel corso della requisitoria, ha definito Tutino “il soldato di mafia”, aggiungendo: “E’ uscito sempre prosciolto dal processo nonostante del suo attivismo nella stagione delle bombe abbia parlato Gaspare Spatuzza, il pentito che ha svelato i depistaggi nelle indagini sull’attentato a Paolo Borsellino e alla sua scorta. Nell’assoluzione di Tutino c’è stata da parte della sentenza di Appello una caduta totale di logicità nel metodo utilizzato, si è seguito un percorso tutto di facciata. Insomma, Tutino è ancora un’ombra da illuminare. I giudici di secondo grado si sarebbero fatti influenzare dall’assoluzione di Tutino emessa in primo grado, con una omessa valutazione di materiali decisivi e probatori sull’attivismo di Tutino anche nella strage di Milano. E poi ci sono le sentenze di Firenze che parlano della sua probabile partecipazione a tutti gli attentati, data la caratura del personaggio, uomo di fiducia dei Graviano. Lo dobbiamo a tutte le vittime di Capaci un nuovo processo a Tutino, per il suo ruolo credo che sia veramente mancata l’analisi delle emergenze processuali” ha concluso Delia Cardia. Gli imputati si sarebbero impegnati nelle operazioni di recupero del tritolo in mare, tramite il pescatore Cosimo D’Amato, e poi nella lavorazione dell’esplosivo mortale. Poi, Salvuccio Madonia, boss di Resuttana, avrebbe partecipato alle riunioni a cavallo tra ‘91 e ‘92 in cui Cosa Nostra tracciò la strategia stragista e l’uccisione di Falcone. Salvino Madonia, assassino di Libero Grassi, poi si sposò in carcere il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci. E tra i mafiosi si sarebbe commentato così: “E’ il regalo di nozze per Salvino”. Secondo la Procura di Caltanissetta, che ha imbastito il processo, furono solo i mafiosi a piazzare 500 chili di esplosivo sotto l’autostrada. Infatti, al processo sono state depositate anche le confidenze di Totò Riina ad Alberto Lorusso, registrate nel carcere di Opera a Milano. Le cimici hanno intercettato Riina che, passeggiando con il mafioso pugliese, ha ammesso: “Sono tante le fesserie dette sulla strage di Capaci. Hanno anche parlato di un aereo che ha bombardato la zona. Quante fesserie. Sono stato io che ho ordinato di prendere il T4, l’esplosivo, dal fondo del mare, e sono stato sempre io a farne mettere 150 chili in più nel cunicolo sotto l’autostrada, così saltava in aria meglio

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