Certo non era atteso l’epilogo, sempre che lo sia, svolto nell’ultima seduta della giunta della Camera di Commercio del Sud Est della Sicilia, quella che come detto non esiste più e sulle cui spoglie si sta giocando una partita delicatissima e feroce.

In apertura della riunione di lunedì, il presidente Pietro Agen, tra quello che si può immaginare lo sgomento generale dei presenti, ha depositato le sue dimissioni e, prima di abbandonare i lavori lasciandone la guida al vice presidente vicario Antonio Politino, ne sintetizza le ragioni che promettono di aprire un’altra partita non poco significativa.

Più fonti interne e presenti alla riunione riferiscono di un Agen per niente assonnato ma anzi battagliero nel denunciare una plateale divergenza sulla gestione della SAC, arrivando a dichiarare che è stato un errore confermare Torrisi come amministratore delegato.

Una dichiarazione che lascia immaginare sviluppi interessanti e ne sottende altri che lo sono ancora di più.

Anche perché risulta strano che in presenza di “divergenze” si dimetta il socio di maggioranza piuttosto che l’amministratore dallo stesso nominato: ma si sa, la SAC è roba stratosferica.

Cercheremo di capirne qualcosa nelle prossime ore e di darne conto come sempre: le ipotesi che stanno circolando tra gli addetti ai lavori sono diverse e tra queste alcune persino esagerate. O forse no.

Nel frattempo, a quelle di Agen sono seguite anche le dimissioni di Riccardo Galimberti, già presidente della ConfCommercio di cui Agen è il leader indiscusso e che così esprime unitariamente il suo dissenso: anche questo avrà i suoi effetti.

A margine, ma mica tanto, deve registrarsi l’ennesima mossa vittoriosa alla Camera dell’ex ministra forzista Stefania Prestigiacomo che è riuscita nuovamente ad assestare un colpo micidiale e probabilmente definitivo nella querelle sorta sul commissariamento della Camera di Commercio.

È stato infatti approvato il suo nuovo emendamento alla legge di conversione del “Decreto Aiuti” che risolve i problemi posti dalla giustizia amministrativa sul commissariamento della Camera: è sancito infatti che l’organo commissariale “provvede all’adozione di ogni atto strumentale ai fini dell’accorpamento di cui al presente comma ed alla successione nei rapporti giuridici esistenti, anche nella fase transitoria di liquidazione delle camere accorpate.”

Quindi sarà la stessa legge, che adesso va in seconda lettura al Senato e difficilmente potrà essere modificata considerato che andrebbe a decadere lo stesso decreto in scadenza il 16 luglio, a regolare i poteri dei commissari, sottraendoli alla scure di TAR e CGA: sempre che al ministero dello Sviluppo Economico nel frattempo abbiano comprato qualche manuale su come si scrivono i decreti di commissariamento.

Vedremo nei prossimi giorni quali saranno gli sviluppi di queste clamorose dimissioni che difficilmente possono intendersi come un disarmo del “Gruppo Agen”, quanto probabilmente un regolamento di conti tutto interno al “Sistema” di potere più volte descritto e che probabilmente non farà feriti.

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