È stata rinviata a giudizio, con l’accusa di appropriazione indebita e malversazione, Adriana Musella, presidente dell’associazione antimafia “Riferimenti”. Come rituale vuole, la stampa “sacra” e devota all’antimafia di potere ha cercato di far cadere tutto nel dimenticatoio. E’ ormai un rituale. Il massacro mediatico scatta solo per gli “altri”. Silenzio sulle reti Rai e La 7

Se parli dei fatti giudiziari capitati all’antimafia, rischi di essere “accusato” di favoreggiamento alla mafia. Questo è un rischio serio che si corre. Vedi vicenda Maniaci

A deciderlo è stato il giudice per l’udienza preliminare di Reggio Calabria, Giovanna Sergi, che ha proceduto al rinvio a giudizio, oltre che della Musella, anche della sua collaboratrice Maria Rosaria Russo, dirigente dell’istituto d’istruzione superiore “Piria” di Rosarno, accusata di abuso d’ufficio.

Il processo per entrambe è già iniziato ad aprile. Tutti allineati e coperti

Secondo l’accusa, coordinata dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gerardo Dominijanni, e dal sostituto procuratore Sara Amerio, Adriana Musella avrebbe distratto fondi ricevuti dagli enti pubblici per l’attività di Riferimenti.

Alla Musella, in particolare, viene contestato di avere impiegato parte dei fondi che le erano stati erogati per viaggi, pranzi, soggiorni in hotel ed acquisti di beni di consumo. L’accusa di abuso d’ufficio a carico di Maria Rosaria Russo scaturisce dal fatto che la dirigente, nella qualità di responsabile reggente del liceo scientifico di Roccella Jonica, avrebbe acquistato cento copie del libro «Vittime di mafia, nome comune di persona» e 520 di «Quaderni di mafia», volumi pubblicati entrambi dall’associazione «Riferimenti» di cui la stessa dirigente era coordinatrice nazionale del settore Scuola.

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