I giudici del Tribunale di Messina, al termine del processo di primo grado, nell’ambito di un troncone dell’inchiesta Sistema Siracusa, hanno emesso 9 sentenze di condanna, 2 assoluzioni ed una prescrizione.

Si tratta dell’inchiesta nata dopo un esposto di 11 magistrati della Procura di Siracusa che vede al centro due avvocati siracusani, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, accusati di aver corrotto magistrati e giudici per favorire gruppi imprenditoriali a loro vicini.

Tra i 12 imputati c’è ex senatore Verdini

I due legali hanno scelto i patteggiamenti, gli altri 12 coinvolti nell’inchiesta hanno deciso, invece, di sottoporsi al processo con il rito ordinario.

Le condanne

6 anni e 2 mesi Giuseppe Mineo ex magistrato del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana;  2 anni per Denis Verdini ex senatore di Ala. Fabrizio Centofanti ha rimediato 6 anni di reclusione; Gianluca De Micheli 6 anni e 3 mesi, Alessandro Ferraro 7 anni, Giuseppe Guastella 1 anno, 6 mesi con il beneficio della pena sospesa, Vincenzo Naso 6 anni e 2 mesi, Salvatore Maria Pace 6 anni e 5 mesi, Mauro Verace 6 anni e 9 mesi. Prescrizione per il notaio Giovambattista Coltraro

Mineo e Verdini

Secondo quanto emerso nelle indagini e sulla scorta delle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara, il giudice Mineo avrebbe chiesto un aiuto economico per pagare le cure dell’ex presidente della Regione Giuseppe Drago poi deceduto nel 2016. Inoltre, Amara confermato di essersi speso con l’ex senatore Verdini affinché Mineo fosse inserito nell’elenco del Consiglio dei Ministri per la nomina dei magistrati del Consiglio di Stato. Il fondatore di Ala, nella versione dell’accusa, avrebbe incassato una somma di 300 mila euro, mentre Mineo, aspirando al Consiglio di Stato, si sarebbe prestato per aggiustare o pilotare le sentenze del Cga in modo da favorire le imprese vicine ai tre professionisti siracusani.

Il patteggiamento del pm di Siracusa Longo

Nell’inchiesta della Procura di Messina finì anche l’ex magistrato della Procura di Siracusa, Giancarlo Longo, destinatario di una misura cautelare in carcere nel febbraio del 2018 come Amara e Calafiore. Longo ha poi deciso di patteggiare 5 anni di reclusione e le dimissioni dalla magistratura. Secondo la tesi degli inquirenti, i due professionisti si sarebbero serviti del pm per favorire imprenditori amici.

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