I giornalisti mainstream che vengono inviati per fare cronaca di guerra hanno una canna di fucile alla tempia mentre riportano quello che gli è concesso dall’esercito americano. Vengono fatte delle visite guidate dove i reporter intervistano solo chi gli è stato messo davanti. Dalla guerra in Vietnam, gli Stati Uniti non si sono più concessi di fare errori nel controllo coercitivo dell’informazione. In questo intervento magistrale durante l’evento a Roma “Voci libere per Juliane Assange” il giornalista d’inchiesta, ed inviato di guerra Franco Fracassi racconta come la macchina di controllo infallibile dell’aggressore occidentale sia sempre in atto. Il ruolo dei servizi segreti CIA, l’uso strategico di Wikipedia, fino agli inviati di guerra gestiti come asset militare per mantenere l’opinione pubblica nei binari concessi dalla NATO. Ecco perché la lotta per Assange libero è la battaglia più egoista che si possa fare, ne vale delle libertà più basilari. Servizio di Leonardo Rosi.

ntorno a loro ci sono i militari ucraini con i mitra spianati. Così ci viene raccontata la guerra. Per questo Assange è un pericolo. Perché Assange ce l’ha mostrata quella guerra. Assange ci ha mostrato i civili e i giornalisti massacrati da droni americani. Ci ha mostrato qualcosa che non ci vogliono far vedere, che in Ucraina non ci fanno vedere. Noi in Ucraina non abbiamo visto che cosa accade in Ucraina, non sappiamo nulla di quello che accade in Ucraina. Un giornalista che ha provato a raccontare qualche cosa sul massacro di Bucha è in questo momento in ospedale in Turchia perché accoltellato dei servizi segreti ucraini ieri (28 settembre, Ndr). Un giornalista francese. La guerra non ce la fanno raccontare e vi spiego anche qualcos’altro. perché questa guerra è raccontata attraverso una persona arrivata a febbraio del 2014 a fine febbraio del 2014 subito dopo Euromaidan. Quest’uomo era un ex berretto verde degli Stati Uniti d’America visto che era ‘intelligente, bravo, sveglio è stato preso dalla CIA e messo a capo dell’ufficio “guerra psicologica” della CIA. Dopodiché sbarca a Kiev, sbarca a Kiev per fare cosa? Per mettere ordine e regolare l’intero comparto dell’informazione in Ucraina.

Forma una organizzazione non governativa e da questa crea il “Ministero dell’informazione” che prima non c’era. Allora mi chiedo: un cittadino di un paese sovrano decide di andare in un altro paese sovrano che sta a 10.000 km da lì, e non si sa bene a che titolo e si permette di stabilire cosa devono dire i giornali, cosa devono dire le televisioni? A me sembra allucinante eppure è successo, gliel’hanno fatto fare. Da allora quest’uomo sta lì e quest’uomo quando è arrivato a Kiev ha consegnato a tutti i suoi sottoposti ucraini un documento per fargli capire che cosa avrebbero dovuto pensare, dire e fare.

Vi leggo un estratto di questo documento. Quest’uomo si chiama Joel Harding, per la cronaca.

“Le fotografie possono essere ritoccate come i video, i testimoni oculari devono essere trattati come agenti stranieri sospetti, anche se è la persona più affidabile al mondo a dire qualcosa, si può sempre bollarla come speculazione, faziosità o come un agente pagato dai russi. Che cosa faremo? Sradicare, rifiutare, corrompere, ingannare, usurpare o distruggere le informazioni. Le informazioni, non va dimenticato, sono l’obiettivo finale della cyber guerra. Tutto questo per avere un impatto diretto sul processo decisionale dei leader avversari. Quando parlo di avversari mi riferisco ai leader europei.” Siamo noi i nemici degli Stati Uniti d’America!

“Bisogna sviluppare una strategia di contenimento informatico dei media russi ed erigere barriere per controllare l’informazione ucraina. Ho discusso sul possibile uso delle informazioni sul social media come arma. Mi riferisco ad uno strumento che rastrella i social media, ne calibra i sentimenti e fornisce all’utente la possibilità di generare automaticamente una risposta convincente. Lo strumento che utilizzeremo di più sarà Wikipedia.” Ovviamente non Wikileaks.

E poi riferendosi a come bisogna trattare i russi: “La guerra di informazione per l’Ucraina ha assunto un nuovo aspetto: la Russia va abbattuta, deve soffocare, sentire un dolore ogni limite accettabile, deve pagare, la Russia deve soffrire. Riguardo ai giornalisti, bisogna attuare una vera e propria repressione armata del giornalismo ucraino, gli oppositori e giornalisti critici vanno neutralizzati.” 

Da allora sono passati 8 anni, sono stati neutralizzati oltre 80 giornalisti. Gli ultimi due sono stati neutralizzati sotto gli occhi di tutta la stampa mondiale perché è accaduto quando l’Ucraina era piena di giornalisti occidentali. Uno è sparito come accadeva in Sud America. Perché in Ucraina ci sono i desaparecidos esattamente come in Cile e in Argentina, è sparito. A Marzo di quest’anno aveva osato dire che forse era il caso di trovare una soluzione pacifica alla guerra. Un altro invece che aveva detto che nelle forze armate ucraine c’erano un po’ troppi nazisti. Gli hanno sparato in faccia nel pieno centro di Kiev e il suo assassino si è allontanato camminando ovviamente sapendo che non sarebbe mai stato perseguito. Nessun suo collega occidentale ne ha parlato, perché lì i giornalisti non muoiono, perché noi di quello che succede in Ucraina non sappiamo nulla, e nulla dobbiamo sapere.

Per questo è importante Julian Assange. Per questo ne sentiamo la mancanza. Perché vogliamo sapere quali sono gli ordini che sono stati dati a Zelenski. Vogliamo sapere quali sono gli ordini che hanno portato centoventimila nazisti dichiarati ad armarsi ed entrare nelle forze armate ucraine: 120 mila. La Battaglia per Assange non è una battaglia per l’uomo per cui dobbiamo avere pietà e quindi sperare il meglio nella vita ovviamente. La battaglia per noi è la battaglia più egoista che possiamo fare perché è la battaglia che farà la differenza sul mondo che vivranno i nostri figli. E se quel briciolo di democrazia, umanità è rimasta in un emisfero occidentale che pretende di dare lezioni al resto del mondo.

Franco Fracassi


Dal 17 Agosto ad oggi, noi su MePiù siamo stati gli unici nel campo della ‘controinformazione’ a sviluppare un ragionamento sull’astensione. Lo abbiamo iniziato con il Professor Malanga e si è sviluppato per settimane e ore di Podcast.

Martedì sera abbiamo pubblicato un documento, quello sulla ricerca con il Radar ad apertura sintetica, che potrebbe davvero cambiare la faccia della storia della nostra umanità.

Mercoledì mattina ci siamo svegliati con un bel post dal caro Puente (vicedirettore dell’Open di Mentana) che ci indicava nemici della nazione (ogni tanto si ricordano che esiste una nazione).

Giovedì pomeriggio abbiamo pubblicato un’intervista a Nicolai Lilin che non c’è andato per niente leggero sulla guerra tra Nato e Russia in Ucraina che subiamo solo noi e gli ucraini.

E proprio ieri sera inizia un pesante attacco al nostro blog mepiu.it con il pretesto che io (@eugeniomiccoli) lucrerei sulle spalle del professor Malanga. Questa illazione va a sostegno della motivazione a questo atto vandalico, ripeto due giorni dopo la pubblicazione della conferenza di Montenero ed a due giorni dalle elezioni.

Tutto un caso? Siamo così pericolosi per il professor Malanga da meritarci questo? Oppure c’è qualcun altro a sentire pericolo fino a rendere il nostro blog irraggiungibile e chiedere un riscatto di 500 dollari in bitcoin.

Per fortuna la coscienza è pulita. I conti eternamente in rosso e la fiducia ed il sostegno del Professor Malanga immutato se non rafforzato.

Continueremo a lavorare far tornare mepiu.it e l’informazione che li sopra divulghiamo, a disposizione di tutti come è sempre stato. Probabilmente ci vorrà ancora qualche ora se non un giorno.

Intanto, soprattutto visti gli accaduti, stiamo organizzando un’architettura informatica che ovviamente aumenta i costi di gestione quotidiani e fissi. Per questo, soprattutto in questo caso, la richiesta di aiuto e di sostegno è concreta e determinante per il futuro di questa realtà. Già economicamente in bilico, oggi ancora più precaria.

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