Qualche ripetuto “non ricordo”, e un racconto che ha contraddetto il contenuto delle intercettazioni, e poi la difesa dell’imputata, l’ex sottosegretario alle Infrastrutture nei governi Renzi e Gentiloni, l’ex senatrice palermitana Simona Vicari. Imputata di corruzione nel secondo troncone dell’indagine “Mare Monstrum”, l’indagine dei carabinieri di Trapani sulla cosiddetta “tangentopoli del mare” che ha soprattutto riguardato la gestione dei fondi pubblici regionali ai trasporti marittimi.

Al centro della vicenda giudiziaria che tocca l’ex senatrice Vicari, l’approvazione da parte del Parlamento di Roma, nel 2016, di un emendamento all’interno della legge Finanziaria 2017 che introduceva l’Iva sui biglietti passeggeri del trasporto marittimo veloce, applicandola al 5 per cento e non al 10 per cento come inserito nella prima bozza del provvedimento legislativo. Un favore alle compagnie navali, e dall’altro lato un danno economico per lo Stato per mancati introiti nell’ordine di decine di milioni di euro.

A “pilotare” l’esito finale di questa vicenda legislativa ci sarebbe stato Ettore Morace, l’armatore della Liberty Lines: l’ex sottosegretario Vicari sarebbe stata il suo punto di riferimento. A Natale 2016 alla Vicari, Morace fece arrivare un orologio Rolex dal valore di quasi cinquemila euro. Per i magistrati sarebbe la prova della corruzione, il contraccambio al favore reso.

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