Di Salvatore Spampinato.
LIBRO CON DOCUMENTI SULLA VICENDA DA TUMINO A GIOVANNI SPAMPINATO, FINO AD OGGI

Finalmente ho completato il libro sulla vicenda di Giovanni Spampinato, e l’ho pubblicato. Il 27 ottobre lo presenterò a Ragusa.
(I dettagli verranno resi noti con la pubblicazione della locandina, anche dove trovarlo)

Non è una biografia, ma il racconto di tutta una vicenda che inizia con il misterioso omicidio dell’ingegnere Angelo Tumino, e cosa accade nei mesi successivi.
Un’intera città impaziente di conoscere l’assassino, e invece era tenuta all’oscuro di tutto, a cominciare dalle indagini, tanto da convincersi che presto sarebbe stato messo tutto a tacere, perché l’indiziato principale era il figlio del presidente del tribunale.

Soltanto il 26enne Giovanni Spampinato, giornalista corrispondente de L’Ora di Palermo, cercava di dare informazioni utili, ed era l’unico a fornire nuove e importanti rivelazioni nei suoi articoli.

La sera del 27 ottobre 1972, otto mesi dopo il delitto Tumino, Giovanni Spampinato è stato ucciso proprio da Roberto Campria, il figlio del presidente del tribunale, che al momento era indiziato del delitto Tumino, e anche tutta la città lo sospettava.
L’assassino si è costituito immediatamente dopo, dichiarandosi reo-confesso, e asserendo di avere ucciso Giovanni Spampinato perché era stato provocato.

Studiando ultimamente in modo approfondito la documentazione disponibile, risulta che Tumino, poco prima di essere ucciso, fu visto in una zona di campagna in compagnia di un giovane, e stavano cercando una casa conosciuta come Villa Romeo.
Furono interrogati tre contadini, i quali descrissero il misterioso giovane, ma nonostante ciò non venne fatto un identikit, e inoltre questa pista non fu presa minimamente in considerazione.
E non si capisce perché l’hanno trascurata, visto che riguarda le ultime ore di vita dell’ingegnere.

Dopo qualche mese, ad agosto, addirittura Roberto Campria si era presentato dal giudice istruttore per segnalare questa pista, dicendo di averla appresa dal giornalista Spampinato, sollecitando la ricerca di quell’accompagnatore, e nominando anche Villa Romeo.
Difatti i contadini vennero nuovamente interrogati, e ripeterono le stesse cose di prima, confermando anche la descrizione del giovane, e per la seconda volta non venne fatto un identikit. Il giudice istruttore, inoltre, pur essendo a conoscenza dell’elemento “Villa Romeo”, non glielo chiese, e nuovamente rimase tutto lettera morta.

Giovanni Spampinato aveva ritenuto molto importante questa pista per gli elementi, tanto da informare l’opinione pubblica nei suoi due ultimi articoli.

Ma, continuando a studiare approfonditamente i documenti, leggendo il rapporto della Polizia Scientifica, intervenuta per i rilievi sull’auto dove fu assassinato Giovanni Spampinato, vi si trova scritto che la seconda pistola, rinvenuta al suo interno, presumibilmente usata dall’assassino, è risultata priva di impronte digitali.
E leggendo gli interrogatori delle 5 persone sopraggiunte poche istanti dopo l’uccisione di Giovanni, questi descrivono la presenza di almeno una persona sconosciuta, di un’auto che stava di traverso davanti a quella di Giovanni, e lo sportello di Giovanni completamente spalancato. mentre i soccorritori sono concentrati su come portare Giovanni al pronto soccorso, la persona e l’auto spariscono.
Purtroppo questi elementi e la pista che si potrebbe seguire, vengono totalmente ignorati dal sostituto procuratore generale di Catania che conduce le indagini, e nonostante questi documenti siano stati sempre nel fascicolo delle indagini, non sono state presi in considerazione neanche dai 5 avvocati di Parte Civile che nei processi hanno rappresentato la famiglia di Giovanni Spampinato.
I 5 avvocati furono ingaggiati dal Partito Comunista per aiutare la famiglia di Giovanni perché era economicamente modesta, decidendo anche la linea processuale da portare avanti.
Purtroppo la linea processuale del Pci non portò frutti positivi, e Giovanni non ebbe neanche lontanamente la giustizia che meritava.

Questi descritti sopra, sono soltanto alcune delle innumerevole cose che ho documentate nel libro, riportando alla luce molto altro che è stato ignorato e fa capire perché la figura e il lavoro di Giovanni Spampinato, per molti anni sono stati volutamente minimizzati, con l’intento di cancellarlo per sempre.
Tutti coloro che hanno avuto qualcosa da nascondere sin dal primo momento, a cominciare dal delitto Tumino, hanno denigrato sempre Giovanni, perché nessuno si interessasse a fondo della sua vicenda, e cosa c’è dietro, mettendo in giro un mucchio di falsità al fine di farlo apparire uno sprovveduto, e la sua uccisione è stata frutto di un litigio tra giovani.
Giovanni Spampinato è stato vittima di quei poteri che non hanno fatto il loro dovere. Giustizia, politica e informazione locale.
E le persone oneste e ignare, in buona fede continuano a riportare queste falsità, divenendo inconsapevoli complici.

Ho inserito anche la morte del giovane restauratore Salvatore Guarino, amico dell’ingegnere Tumino, che morì folgorato il 6 gennaio 1973 sul campanile della chiesa di San Giorgio di Ibla, perchè molti ancora oggi credono che sia stato ucciso, e la cosa si lega al delitto Tumino.

Il libro, anche se voluminoso, scorre bene, e l’ho scritto in modo semplice spiegando ogni passaggio, perché dopo 50 anni si deve comprendere bene questa intricata vicenda, che per anni ha tenuto un’intera città col fiato sospeso, aspettando che da un momento all’altro venisse fuori la verità.

Il libro pur raccontando cose reali, sembra un romanzo, e anche un giallo, con continui colpi di scena, fino ai giorni nostri.
È uno strumento che spiega molto di quel periodo, compresa la situazione politica e le continue minacce alla democrazia.

Per i molteplici contenuti, giustizia, politica, informazione, omertà, ecc, mi piacerebbe che venisse letto anche nelle scuole, perché dà spunto a molti temi di discussione, e anche perché Giovanni Spampinato era un giovane.

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