Dante. Un sottile filo lega il “suo” tempo con il nostro: l’esigenza di definire il modo migliore in cui la società umana può organizzarsi per garantire a tutti la piena realizzazione del loro ruolo, richiamando ogni singolo a dare il suo contributo per il bene comune. La Divina Commedia non insegna solo un cammino spirituale, ma è anche un manifesto politico di assoluta attualità. Se lo leggiamo, con la mente proiettata nel Medioevo, ci priviamo della possibilità non solo di capire Dante, ma soprattutto di trovare in lui una chiave di lettura per capire il nostro tempo. Un passaggio della Divina Commedia, ci esorta a essere uomini e non pecore. Dante ci invita a usare la ragione, “Vivere nell’uomo è ragione usare” La ragione è un concetto ampio e ambiguo, tanto è vero che i peccatori nel fondo dell’Inferno sono così in basso proprio perché hanno usato la ragione. L’hanno usata male, naturalmente, ma l’hanno usata. La “ragione” dei nostri tempi non ha più la capacità di vedere noi stessi, di essere consapevoli. La ragione non è una facoltà innata nell’uomo, ma una capacità acquisita dopo tutto un cammino e un duro lavoro su di sé. Dante insegna il cammino che ci conduce alla conoscenza di noi stessi, senza la quale non vi può essere vera felicità. Quella ragione che manca tra i potenti della Terra. Quella ragione che trascina i popoli alla guerra ed i governi “gareggiare” a chi invia più armi, mentre nel nostro Paese le famiglie sono in guerra tutti i giorni: a tavola. La Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha condiviso questa mia raccolta analitica sul  pensiero di Dante, concedendomi l’alto patrocinio del Parlamento per il mio libro “Ti presento Dante” – conclude Aldo Mucci –

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