La difesa si opporrà con ricorso al 41 bis imposto al presunto capomafia di Favara, Giuseppe Sicilia. Il perché del provvedimento firmato dal ministro Cartabia.

Giuseppe Sicilia, 43 anni, di Favara, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Xydi”, il 2 febbraio del 2021. L’avvocatessa di Canicattì, Angela Porcello, anche lei arrestata nel blitz e adesso aspirante collaboratrice della giustizia, nel corso delle indagini è stata intercettata. Ed è stata registrata anche un conversazione tra lei e alcuni presunti mafiosi che si mostrerebbero titubanti verso quanto dichiarato e scritto a verbale dal collaboratore di giustizia di Favara, Giuseppe Quaranta. E lei, l’avvocatessa, replica: “Oh, ti devi stare zitto… perché sono là! Scritte! E per l’operazione Kerkent dice… a capo della famiglia mafiosa di Favara c’è… ci sono i Sicilia! E c’è Sicilia Giuseppe!”. Poi, la stessa Angela Porcello, nel rendere dichiarazioni confessorie ai magistrati, ha affermato: “Il mio ex compagno, l’imprenditore mafioso di Canicattì Giancarlo Buggea, mi ha presentato anche altri soggetti di Favara. Buggea mi ha poi riferito che Giuseppe Sicilia era ed è il rappresentante mafioso di Favara”. Ancora Giuseppe Quaranta ha dichiarato che Giuseppe Sicilia, da detenuto, nel 2014 avrebbe veicolato ai mafiosi in libertà l’ordine impartito dal capo mandamento Francesco Fragapane, di Santa Elisabetta, di “posare”, ovvero espellere, lo stesso Quaranta dal sodalizio mafioso. Ebbene adesso il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha firmato il provvedimento che impone il regime del “41 bis”, il carcere duro, a carico dello stesso Giuseppe Sicilia. I difensori, gli avvocati Giuseppe Barba e Giovanni Castronovo, si oppongono e presenteranno ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Roma. Lo scorso primo aprile la Procura antimafia di Palermo, tramite i pubblici ministeri, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, ha proposto al Tribunale 20 condanne a carico di altrettanti imputati giudicati in abbreviato al processo frutto dell’operazione “Xydi”. E per Giuseppe Sicilia una pena di 18 anni e 8 mesi di reclusione. A 26 anni di età, l’11 luglio del 2005, Giuseppe Sicilia è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “San Calogero”. Il 6 maggio del 2010 la Cassazione gli ha inflitto con sentenza definitiva 12 anni di carcere. Ebbene, a fronte di tale sentenza di condanna “San Calogero” e del successivo arresto “Xydi” il 2 febbraio del 2021, il ministro Cartabia, nella motivazione dell’applicazione del 41 bis, tra l’altro scrive testualmente: “L’appartenenza di Giuseppe Sicilia a Cosa Nostra è stata accertata dalla sentenza irrevocabile del 6 maggio 2010 con la quale egli è stato condannato quale responsabile del reato di cui all’articolo 416 bis del codice penale e di numerosi altri delitti quali estorsioni, incendi, danneggiamenti e violazione delle disposizioni sul controllo delle armi. Tanto premesso, ben lungi dal rescindere i profondi legami con l’associazione criminale, dopo il periodo di detenzione subito in espiazione della sentenza di condanna del 2010, Sicilia ha immediatamente ripreso la propria posizione all’interno del sodalizio. Le indagini svolte hanno, invero, rivelato, con valore lampante, non solo la persistenza della sua partecipazione al sodalizio mafioso, ma addirittura la sua progressiva ascesa all’interno delle gerarchie dell’associazione, tanto da rivestire il ruolo di capo della famiglia mafiosa di Favara”.

teleacras angelo ruoppolo

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