Dall’inchiesta sfociata nel recente blitz antimafia a Misilmeri emergono i rapporti tra Matteo Messina Denaro, i palermitani e gli agrigentini di Leo Sutera. I dettagli.

In occasione del recente blitz antimafia a Misilmeri, in provincia di Palermo, è stato arrestato il presunto boss Cosimo Michele Sciarabba, 43 anni. Lui sarebbe legato ai mandamenti mafiosi palermitani “Noce” e “Porta Nuova”, e agli agrigentini che sarebbero stati in contatto con Matteo Messina Denaro, e, in particolare, Leo Sutera, storico capomafia di Sambuca di Sicilia. L’arresto di Sutera, insieme al suo compaesano Antonino Maggio, il 16 luglio del 2012, provocò quasi una rissa tra i magistrati della Procura di Palermo perché alcuni ritennero che Leo Sutera, se pedinato, li avrebbe condotti a Matteo Messina Denaro. Sutera, “u professuri”, avrebbe infatti ricevuto “pizzini” dal boss di Castelvetrano, li avrebbe letti in campagna, come testimoniato da un filmato, e poi li avrebbe distrutti. Ad uno degli ultimi summit dei clan mafiosi delle province di Agrigento, Palermo e Trapani avrebbe partecipato anche Matteo Messina Denaro, il quale avrebbe sostenuto i contatti tra i palermitani e gli agrigentini. Ecco le ricostruzioni dei Carabinieri del Ros. Il 18 giugno del 2012 Cosimo Sciarabba insieme a Gaetano Maranzano, della famiglia mafiosa di “Cruillas”, a bordo di una Toyota Yaris, raggiungono alle ore 12:14 un abbeveratoio nei pressi dello svincolo della strada statale 624 Santa Margherita Belice – Contessa Entellina. Scendono dall’automobile e salgono a bordo di un altro mezzo guidato da un altro uomo verso il quadrivio Campofiorito-Corleone, Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice, poi al bivio Miccina, e poi a piedi fino ad un casolare in disuso. Lungo il percorso si aggrega una quarta persona, Leo Sutera. I quattro si fermano in aperta campagna, dove era impossibile piazzare delle microspie. Discutono per un paio d’ore. Poi Sutera sale a bordo di un fuoristrada e si allontana. Maranzano e Sciarabba ripartono verso Palermo.

Leo Sutera tra i vigneti di Sambuca

Cinque giorni prima, l’11 giugno, alle ore 13:49, in contrada Pandolfina, nelle campagne di Sambuca di Sicilia, i Carabinieri filmano un uomo che si muove tra i vigneti. Quell’uomo, ancora una volta, era Leo Sutera, che prelevò da un casolare un pizzino che sarebbe stato scritto da Matteo Messina Denaro. Altro episodio tra gli altri: cinque mesi prima, il 7 febbraio del 2012, Leo Sutera attendeva i palermitani nel casolare di contrada Miccina insieme a Pietro Campo, boss di Santa Margherita Belice e vice di Leo Sutera. Gli investigatori riuscirono a piazzare le microspie nel terreno, captando 4 dei 45 minuti di dialogo fra Sutera e Campo. E Campo raccontò a Sutera un inaspettato incontro. Un soggetto mai identificato, che Campo definiva genericamente “il palermitano”, lo aveva invitato a recarsi con lui in un posto per mangiare un agnello. Pietro Campo si era ritrovato faccia a faccia con una persona dal viso familiare. Le sue parole: “… entro e chi c’è ?… la faccia era conosciuta… però un po’ più asciutto… però era lui…”. Discussero di un lavoro che interessava Messina Denaro, che per prudenza aveva preferito non rivolgersi direttamente a Sutera. Poi ancora le parole di Pietro Campo: “… dopo che sono salito che mi sono allontanato una ventina di metri… lui se ne è andato…”. “Lui” era Matteo Messina Denaro.

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