Salvatore Baiardo, che ha gestito la latitanza dei fratelli Graviano, ospite de “La7”. E si sofferma sui boss di Brancaccio, l’ergastolo ostativo e Matteo Messina Denaro.

Salvatore Baiardo è il gelataio piemontese di origini siciliane che all’inizio degli anni ’90 ha gestito la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. E’ appena stato ospite di uno speciale di “Non è l’Arena”, intitolato “Fantasmi di mafia”; in onda su La7. Rispondendo alle domande del conduttore, Massimo Giletti, si è soffermato tra l’altro sull’ergastolo ostativo (ovvero il no ai benefici carcerari per gli ergastolani per mafia che non collaborano con la Giustizia), su cui si pronuncerà tra pochi giorni la Corte Costituzionale dopo il decreto legge approvato dal governo Meloni. E ha affermato: “L’unica speranza per i Graviano, sinceramente me lo auguro anche io per loro perché sono giovani, è che sia abrogato questo ergastolo ostativo. C’è anche un nuovo governo e chi lo sa che non arrivi un regalino. E chissà che magari presumiamo che un Matteo Messina Denaro sia molto malato e faccia una trattativa per consegnarsi lui stesso per fare un arresto clamoroso? Potrebbe succedere come una vecchia trattativa, come è stata fatta nel ’93… Magari servirà ancora … infatti non è che lo Stato lo stia prendendo… Presumo che sia una resa sua”. Ed ancora in riferimento a Matteo Messina Denaro, Baiardo già in altre occasioni ha riflettuto così: “Chi dice che è sparito o morto… fa comodo dirlo… poi al limite che lo si cerca e lo si trova si fa in modo di non trovarlo. Evidentemente… è la storia che ci insegna… guardi Provenzano, quante volte hanno detto che doveva essere arrestato e non lo hanno mai arrestato. Si vede che alla scadenza giusta… ci sarà una scadenza magari anche per Messina Deanro, vedremo. Si vede che sono cose prestabilite. Dicono che la storia insegna, perciò magari fra 20 anni quel personaggio fa comodo magari prenderlo”. Baiardo ha poi ricordato il periodo di latitanza dei Graviano: “Loro erano molto tranquilli, soprattutto Giuseppe. Non aveva bisogno di coperture all’inizio… le uniche precauzioni erano quelle di non uscire i documenti di Giuseppe Graviano… ma non è che avesse auto blindata o scorta… lo accompagnavo io… Se io magari ero impegnato gli lasciavo la macchina. Ma lui si spostava su Milano. Ovviamente per muoversi erano necessari dei documenti puliti, ottenuti grazie ad un ex vigile urbano che ha fatto il sindaco per diverse legislature e che sarebbe ancora sindaco”. In tv Baiardo non ha rilevato il nome, ma lo avrebbe già indicato ai magistrati. E poi, sollecitato sull’arresto dei Graviano nel gennaio del ’94, Salvatore Baiardo è certo che vi sia stata una “soffiata”, e ha risposto: “Non credo ai carabinieri. Anche perché poi ho delle prove recenti”. E ha sottolineato: “Ma io chi sono per giudicare loro? L’hanno fatto realmente? Non lo hanno fatto? Io posso giudicare il comportamento che hanno avuto nei miei confronti… e per me sono delle degne persone, delle brave persone”.

teleacras angelo ruoppolo

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