Il ministro Calderoli ha presentato ieri alle Regioni una prima bozza di proposta di legge sull’autonomia differenziata che rischia di diventare la più grossa fregatura della storia della Repubblica nei confronti del Sud.

La proposta dovrebbe tendere ad attuare l’articolo 116 della Costituzione. Sulla base di questo è possibile trasferire, a seguito di intese, alcune competenze dello Stato alle Regioni insieme alle relative risorse.

Tra le 23 materie trasferiribili ve ne sono alcune di straordinaria importanza come l’istruzione, l’ambiente, la salute, i beni culturali, i trasporti e così via.

Lombardia, Veneto e Friuli hanno chiesto di avere trasferite tutte le 23 materie e altre stanno seguendo a ruota. Diventerebbero così super regioni a statuto speciale; e questo già contrasta con la Costituzione che stabilisce quali sono le 5 regioni con questo titolo.

Calderoli e il nuovo grande imbroglio per il Sud.

Si tratta di stabilire il criterio sulla base del quale verranno fatte le intese; i criteri di approvazione delle intese da parte del Parlamento; e soprattutto sulla base di quale criterio verranno calcolate le risorse assegnate alle regioni per ogni singola competenza trasferita.

Le regioni del Nord continuano a sostenere che si tratta semplicemente di attuare la Costituzione.

Ma della Costituzione citano soltanto l’articolo 116 e omettono di citare l’articolo 117 nella parte che prevede la determinazione dei LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) “concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

E omettono pure di citare l’articolo 119 che al comma 3 recita: “La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.”

Deve essere chiaro che applicare l’articolo 116 senza applicare previamente il 117 e il 119 non avrebbe alcun senso.

Ed è sui LEP che verte ogni discussione. Sulle prestazioni di base, cioè, che tengano conto della differenze ancora esistenti e stabiliscano forme di perequazione.

La bozza Calderoli di fatto propone di scavalcare i LEP

Il progetto del ministro Calderoli stabilisce invece che i LEP, se non adottati entro un anno, non sono vincolanti e prevale la spesa storica.

Prendendo a riferimento la spesa storica si privilegeranno le regioni del Nord che hanno sempre avuto di più e si penalizzeranno le regioni del Mezzogiorno. Si aumenterebbe il divario tra le diverse zone del Paese e si creerebbero di fatto due Italie.

Ha ragione l’ex vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, che in una nota afferma che senza la determinazione dei LEP “la riforma rischia di generare discriminazioni tra Regioni”.

E dimentica l’insularità

E sempre Armao ricorda che da pochi giorni è entrata in vigore la riforma costituzionale che obbliga a tenere conto delle peculiarità delle isole e a rimuovere gli svantaggi determinati dall’insularità. Di questa norma, che fa anch’essa parte della Costituzione, il progetto Calderoli non tiene conto affatto.

L’Italia federalista deve essere l’Italia delle eguali condizioni di partenza e non certo quella del divario politico e sociale.

Per questo la Sicilia deve far sentire la sua voce di Regione a Statuto speciale e lo deve fare con il massimo di unità.

Il Governo Schifani e tutte le forze politiche siciliane, di maggioranza e opposizione, lo dicano a voce alta: senza la previa approvazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, di un fondo perequativo per le regioni più deboli e senza compensazioni per le regioni insulari, non si può neppure procedere al confronto sul testo Calderoli.

https://www.lanazionesiciliana.eu/calderoli-e-il-nuovo-grande-imbroglio-per-il-sud/

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