La rete di società offshore non è stata – e non è – un semplice “strumento per nascondere i soldi agli elettori” o al fisco. È molto altro.
Si tratta di un sistema “che costituisce uno strumento di occultamento di operazioni che possono rivelare le appartenenze e le varie utilizzazioni” tra cui il traffico di droga e di armi.
Questa rete offshore è stata una rete della Cia” ed è stata usata per attuare cambiamenti nella politica, nella gestione della “NATO, di Gladio e dalla massoneria internazionale”.
Così l’ex magistrato Carlo Palermo nella sua rubrica de ‘L’Altra Storia d’Italia’ ha spiegato i retroscena dell’ormai celeberrimo scandalo dei Panama Papers, la ‘rete occulta’ fatta di finanzieri, manager, imprenditori, avvocati, stilisti, sportivi e mafiosi oltre a leader politici di mezzo mondo che erano serviti dallo studio Mossack Fonseca per gestire le società offshore.
Il vero valore del terremoto che ha portato alla luce 11,5 milioni di documenti confidenziali, creato dalla Mossack Fonseca con dettagliate informazioni su oltre 214.000 società offshore, è solo la punta dell’iceberg del reale sistema economico mondiale.
Inoltre la più grande fuga di notizie nella storia della finanza internazionale ha avuto dei retroscena davvero “interessanti”. Il primo è che Jurgen Mossack, uno dei due fondatori di Mossack Fonesca, lo studio legale con base a Panama, è figlio di un nazista delle Waffen SS che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si era trasferito con la famiglia a Panama, offrendosi alla Cia come spia dei cubani. A rivelarlo sono stati alcuni documenti dell’intelligence militare Usa ottenuti dall’Icij e citati dalla testata americana “Fusion”.
Nei paesi offshore i soldi viaggiano sugli stessi canali di quelli di Cosa nostra, della ‘Ndrangheta, della Camorra, del terrorismo internazionale, degli evasori fiscali, dei trafficanti di droga e di armi. Lo scossone provocato dal fascicolo dello studio legale panamense aveva mostrato come l’economia mondiale sia ad alto tasso di illegalità, dove viene coinvolto tanto il mondo criminale quanto, con alcune eccezioni, quello politico, dei personaggi potenti, dei banchieri, degli industriali, eccetera. Le vittime, manco a dirlo, sono il resto dei cittadini, ignari di questi fatti o che si informano tentando di recuperare il bandolo della matassa di questo sistema di prevaricazione. Un “sistema criminale integrato”.
Anche di questo ha parlato Carlo Palermo riferendosi alle guerre che si stanno combattendo e che si sono combattute negli ultimi anni. Tra questi non ha mancato di citare anche il conflitto tra Israele e Palestina: un conflitto che viene mantenuto “acceso” dagli Stati Uniti e usato all’occorrenza per il mantenimento di certi interessi.
Lo stesso Palermo ha parlato anche delle sue inchieste come giudice istruttore. Nello specifico di alcuni carichi di armi che partendo da Varsavia venivano spostate a Gibilterra, poi a Damasco, ad Aden (Yemen), poi a Islamabad (Capitale del Pakistan), per poi essere spostate a Bagdad.
Tutto questo giro serviva per mascherare la provenienza di questi armamenti”, e fu l’inizio di quelle operazioni, “con a capo gli Stati Uniti“, in “cui l’intreccio di traffici di armamenti ma anche di droga” servivano per “finanziare delle operazioni politiche come appunto fu quella dell’Iran – Contra”, uno scandalo politico che nel biennio 1985 – 1986 coinvolse vari alti funzionari e militari dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, accusati dell’organizzazione di un traffico illegale di armi con l’Iran, su cui vigeva l’embargo.

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