Spara e uccide a Palma di Montechiaro: internato in una Rems

A Palma di Montechiaro ha sparato contro i genitori ferendoli e poi ha ucciso un uomo: prosciolto per vizio totale di mente. Internato in un ex ospedale giudiziario almeno per 10 anni.

Lo scorso 18 aprile il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio Angelo Incardona, 45 anni, di Palma di Montechiaro, che ha sparato contro i genitori e poi ha ucciso un uomo. Lo psichiatra Armando Inguaggiato, dell’Ordine dei Medici di Trapani, ha visitato Angelo Incardona e ha relazionato ai magistrati: “Il signor Incardona, quando ha sparato contro i genitori ferendoli e poi contro un uomo uccidendolo, è stato del tutto incapace di intendere e di volere”. Lo scorso 15 dicembre, innanzi alla Corte d’Assise di Agrigento, il pubblico ministero, Maria Cifalinò, ha invocato il proscioglimento dell’imputato per vizio totale di mente. Adesso la sezione d’Assise presieduta da Wilma Angela Mazzara ha condiviso ed emesso sentenza che scagiona Incardona, imponendogli però la misura di sicurezza del ricovero in una Rems, ovvero una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza restrittive per un periodo non inferiore a 10 anni e, comunque, fino a che permarrà la pericolosità sociale dell’imputato.

Angelo Incardona

Il 10 febbraio del 2022 Angelo Incardona è stato trasferito nel carcere “Di Lorenzo” ad Agrigento da una gazzella dei Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, dove lui, Incardona, si è recato insieme alla moglie, in automobile, da Palma di Montechiaro, per confessare quanto commesso. Lui è stato persuaso da lei a costituirsi. Lui avrebbe ucciso e tentato di uccidere con una pistola Beretta 92 Fs con matricola abrasa, che ha consegnato ai Carabinieri, appena giunto in caserma. Angelo Incardona forse avrebbe premeditato il suo piano sanguinoso, a meno che non abbia agito d’impeto, abbagliato dal corto circuito della mente e per cause inscrutabili. Ha iniziato sparando contro i genitori, scampati miracolosamente a colpi mortali. Giuseppe Incardona, 66 anni, e Alfonsa Ingiaimo, 61 anni, hanno subito fratture agli arti superiori, lei ad un braccio, lui ad un dito.

Lillo Saito

Poi lui, Incardona, si è imbattuto, molto verosimilmente in modo casuale, nella sua terza vittima. Lillo Saito, un imprenditore di 65 anni, socio di un’azienda che produce gelati, è stato a piedi, in cammino, verso la sua automobile, una Chevrolet Captiva, posteggiata in piazza Provenzani, innanzi al Palazzo Ducale. Appena lui è entrato a bordo, Angelo Incardona gli ha sparato 12 pistolettate. Poi è rientrato a casa. Poi le manette ad Agrigento. I familiari del malcapitato Lillo Saito si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Calogero Meli. Incardona è difeso dall’avvocato Calogero Li Calzi.

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