“Ko Province”: crisi congelata

Il ko della maggioranza di centrodestra sul voto al disegno di legge di riforma delle Province: resa dei conti rinviata a dopo le elezioni Europee. Gli interventi.

Dopo i due ko della maggioranza all’Assemblea Regionale, il primo con la bocciatura della norma cosiddetta “Salva ineleggibili” sponsorizzata in primis da Fratelli d’Italia, e il secondo con la clamorosa stroncatura, a voto segreto, del disegno di legge di riforma delle Province con il ripristino dell’elezione diretta del Presidente e dei Consiglieri provinciali, è tempo di resa dei conti o quasi. Infatti, al momento, almeno secondo le intenzioni manifestate, non vi sarebbero rischi concreti di crisi di governo, bensì soltanto un rinvio delle ostilità a dopo le elezioni Europee dell’8 e 9 giugno. In estate, in particolare, si sarebbe preventivato un “rimpasto”, ovvero una ricomposizione della giunta regionale in base agli assetti politici ed elettorali emersi dal banco di prova delle urne. Nel frattempo le forze politiche di maggioranza analizzano quanto accaduto. Fratelli d’Italia propone la soppressione del voto segreto, e il capogruppo Giorgio Assenza afferma: “E’ ora di riflettere seriamente sull’opportunità di continuare a mantenere nel nostro Regolamento il voto segreto su qualsiasi materia. Non esiste in nessuna Regione d’Italia, e non esiste a livello nazionale. Non è una bella pagina quella che abbiamo scritto, visto che il ritorno all’elezione diretta era patrimonio comune e auspicio da parte di tutti”. E poi Assenza propone di votare lo stesso per le Province, ma con il sistema del secondo livello, ovvero votano solo gli amministratori locali di ciascun Comune della provincia interessata. E riflette: “A me non entusiasma, ma rispetto a un commissariamento che perdura da oltre 10 anni, l’elezione di secondo livello è sempre una via di mezza democrazia”. Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, si rammarica: “Lo stop imposto al cammino parlamentare della legge sulle Province rappresenta una sconfitta per i territori e le comunità che da anni subiscono incredibili carenze e disservizi. Questo stop è un duro colpo ai processi di partecipazione democratica che nelle elezioni hanno il loro punto più alto”. E il capogruppo azzurro, Stefano Pellegrino, rimarca: “I siciliani hanno perso una grande opportunità per ridare dignità e rappresentanza istituzionale alle ex Province, che ormai da anni, dopo una scelta scellerata del governo Crocetta, versano in stato di gravissima crisi in termini di servizi per i cittadini e i territori. Non può che dispiacere che una norma di alto valore istituzionale sia stata bocciata, trincerandosi dietro scuse false come quella che si sarebbe trattato di una mossa pre – elettorale. Ad essere uscita sconfitta da Sala d’Ercole è la democrazia e la rappresentanza democratica dei siciliani, che dovranno continuare a subire i danni della cancellazione degli Enti di area vasta”. E Marianna Caronia, capogruppo della Lega a Sala d’Ercole, chiude il cerchio: “Lo stop sulla riforma per l’elezione diretta nelle Province va superato: è un obiettivo da raggiungere perché inserito nel programma elettorale del governo Schifani. E’ una riforma ferma ai box, ma deve ripartire velocemente, perché nel voto diretto per le Province c’è anche un esercizio democratico irrinunciabile che dà più responsabilità ai cittadini ed agli eletti”.

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