Agrigento, il grande fallimento: milioni spariti, strade killer e un’amministrazione senza futuro

Agrigento avrebbe potuto essere un laboratorio di rinascita. Avrebbe potuto dimostrare che il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2025 non era solo uno slogan, ma una reale occasione di crescita. E invece, oggi, è il simbolo di un disastro amministrativo.
Il sindaco Francesco Miccichè e la sua giunta hanno fallito in ogni settore: viabilità, bilancio, trasparenza, programmazione. I fatti, le carte e i numeri raccontano una città tradita e una politica che ha perso qualsiasi credibilità.
Le strade: trappole mortali e fondi svaniti
Il punto più drammatico resta la viabilità. Le strade di Agrigento sono colabrodo di buche e avvallamenti, una giungla urbana che ha già causato tragedie: da Chiara La Mendola a Marco Chiaramonti, l’elenco delle vittime è un atto d’accusa contro un’amministrazione incapace persino di garantire l’incolumità dei propri cittadini.
Eppure, nel bilancio comunale del 2022, approvato con delibera di Consiglio n. 45, era stato previsto uno stanziamento di circa 3 milioni di euro per manutenzione straordinaria delle arterie urbane.
Secondo gli atti, una parte di questi fondi doveva essere destinata a tre progetti prioritari:
- Rifacimento del manto stradale in via Imera, viale Leonardo Sciascia e viale Sicilia.
- Sistemazione della segnaletica orizzontale e verticale in tutta la zona centrale.
- Interventi nei quartieri periferici di Monserrato, Villaseta e Villaggio Mosè.
A oggi, nessuno di questi progetti risulta completato. In alcuni casi, le gare d’appalto non sono neppure partite. In altri, si sono fermate per vizi di forma o ricorsi tra le ditte. Nel frattempo, la città continua a contare morti e feriti.
Dove sono finiti quei fondi? La risposta non c’è. Né il sindaco né l’assessore ai lavori pubblici hanno fornito relazioni dettagliate sullo stato degli interventi. Una situazione che configura possibili responsabilità amministrative davanti alla Corte dei Conti.
Una giunta paralizzata dalle guerre interne
Miccichè ha governato con una giunta che si è rivelata fragile, litigiosa e inconcludente. In meno di tre anni si sono registrate sette sostituzioni di assessori, con deleghe passate di mano senza alcuna continuità.
Un rimpasto continuo che ha prodotto solo immobilismo.
Gli assessori alla viabilità e ai lavori pubblici – tra i più delicati – non hanno mai presentato un cronoprogramma verificabile. Le poche opere iniziate si sono fermate tra stop burocratici e fondi “dirottati”. Nel frattempo, la macchina amministrativa è rimasta ostaggio di dirigenti nominati con logiche clientelari e incapaci di garantire trasparenza.
Capitale della Cultura: rischio flop clamoroso
L’occasione del 2025 avrebbe dovuto segnare la svolta. I fondi messi a disposizione dal Ministero e dalla Regione sono reali, ma Agrigento rischia di arrivare impreparata all’appuntamento internazionale.
A oggi, i progetti finanziati non hanno ancora visto la luce:
- Il piano di mobilità urbana sostenibile resta sulla carta.
- I cantieri per riqualificare piazze e spazi pubblici sono fermi.
- Gli interventi di restyling nei quartieri popolari non sono mai partiti.
Dietro i sorrisi delle conferenze stampa si nasconde il vuoto. E il rischio concreto è che la città si presenti al 2025 con lo stesso volto di oggi: buche, degrado, sporcizia, disservizi.
La questione morale: mancano trasparenza e responsabilità
Non si tratta solo di incapacità amministrativa, ma di una questione morale. I cittadini non hanno mai avuto accesso a un quadro chiaro sulla destinazione dei fondi. Le delibere vengono approvate senza successivi rapporti di monitoraggio, i cronoprogrammi non sono pubblicati, le variazioni di bilancio avvengono in silenzio.
Non è un caso se sempre più cittadini e comitati locali chiedono interventi della Procura e della Corte dei Conti per verificare eventuali responsabilità. Perché non è accettabile che milioni di euro vengano previsti nei bilanci e che la città resti in ginocchio.
Serve un cambio radicale
Agrigento non può più restare ostaggio di un’amministrazione che ha fallito in tutto.
Il sindaco Miccichè e i suoi assessori hanno avuto tempo, mezzi e fondi. Eppure, il risultato è un deserto di opere, un mare di disservizi e una città sempre più isolata e insicura.
La verità è che questa giunta ha tradito le aspettative. E non è più credibile. L’unico gesto di responsabilità sarebbe dimettersi subito, prima che il danno diventi irreparabile.
Il futuro nelle mani dei cittadini
Le prossime elezioni comunali saranno decisive. I cittadini di Agrigento devono capire che non basta cambiare il volto del sindaco o qualche assessore: serve una nuova classe dirigente, composta da persone serie, competenti e capaci di amministrare davvero.
Agrigento ha le potenzialità per rinascere: il suo patrimonio archeologico, le sue bellezze naturali, la sua identità culturale. Ma se continuerà a essere amministrata da chi ha dimostrato incapacità e superficialità, resterà solo una città di promesse mancate e opportunità sprecate.
Per questo, l’appello è chiaro e netto: mandiamo a casa chi ha fallito e restituiamo la città a chi ha le capacità di governarla.



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