Sentenza per due imputati agrigentini di intralcio alla giustizia con metodo mafioso

Lo scorso 4 giugno il pubblico ministero della Procura antimafia di Palermo, Claudio Camilleri, ha invocato la condanna a 3 anni e 1 mese di reclusione ciascuno a carico di Giuseppe Gallo, 51 anni, e Vincenzo Mendola, 50 anni, entrambi di Agrigento, imputati di intralcio alla giustizia con metodo mafioso. Adesso il Tribunale ha condannato Gallo a 2 anni di carcere, e ha assolto Mendola. Gallo e Mendola si sarebbero rivolti al collaborante di Raffadali, Antonino Mangione, e alla moglie, e con minacce e l’offerta di 5.000 euro li avrebbero invitati a ritrattare le accuse di abusi sessuali a danno della moglie di Mangione contro il presunto boss di Agrigento, Antonio Massimino. Le loro parole sarebbero state: “Ascolta, Antonio Massimino è mio fratello. Devi andare subito a ritirare la denuncia e devi fare uscire la notizia sul giornale che ti sei inventato tutto e che sei pazzo”. Mangione ha sostenuto che Massimino avrebbe abusato di sua moglie come rappresaglia allorchè lui, Mangione, non avrebbe saldato un debito con un commerciante presunto amico di Massimino. Tali accuse sono state ritenute del tutto insussistenti dai giudici a processo.

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