Il n’ovo che avanza

Agrigento e la Politica: un bilancio amaro tra promesse mancate e cultura dimenticata
Roberto Di Mauro, con la sua cerchia di fedelissimi – Riccardo Gallo, Franco Miccichè, Lillo Pisano e Costantino Ciulla – è da anni il simbolo di un sistema che ha ridotto Agrigento allo stremo. Un gruppo di potere che si è autoproclamato “salvatore della città”, ma che in realtà ha lasciato dietro di sé macerie, promesse mai mantenute e una reputazione distrutta a livello nazionale.
Nomi che da anni dominano la scena politica locale, ma che – secondo un crescente numero di critici – avrebbero lasciato la città in una condizione di abbandono, tra scelte discutibili, promesse non mantenute e una gestione culturale prossima allo zero.
Dissanguamento politico e amministrativo
Agrigento oggi è povera, isolata e senza prospettive. E questo non è frutto del caso, ma di anni di amministrazioni piegate alla logica del potere e delle poltrone. Le risorse pubbliche sono state dilapidate senza alcuna visione strategica, i servizi sono al collasso, le infrastrutture inesistenti. Il turismo, che dovrebbe essere il nostro petrolio, è stato gestito con l’approssimazione più totale. Chi governa non ha mai avuto un vero progetto per la città: solo slogan e passerelle elettorali.
La critica più ricorrente è che la politica agrigentina, sotto la guida e l’influenza di questi esponenti, non abbia portato sviluppo né innovazione. Al contrario, molti osservatori parlano di un “dissanguamento” della città: **servizi inefficienti, infrastrutture al collasso e zero strategie per il futuro**. Si è preferito, dicono i detrattori, alimentare clientele e giochi di potere piuttosto che investire sul bene comune.
Agrigento continua a perdere abitanti, i giovani fuggono in massa verso altre regioni o all’estero, mentre il tessuto economico si sgretola. La politica avrebbe dovuto rappresentare una guida, ma è apparsa più interessata alla propria sopravvivenza che alla rinascita della città.
Quante volte i cittadini hanno ascoltato discorsi su “rilancio del turismo”, “nuove opportunità per i giovani” e “investimenti in cultura”? Quante volte si è parlato di grandi eventi, infrastrutture moderne e sostegno alle imprese locali? La realtà è sotto gli occhi di tutti: le promesse sono rimaste parole, mentre i problemi sono diventati montagne. Dal potenziamento del sistema viario alla valorizzazione della Valle dei Templi, ogni progetto si è trasformato in un annuncio destinato a cadere nel vuoto.
Promesse da campagna elettorale, realtà da terzo mondo
Ogni volta le stesse frasi: “rilanceremo il turismo”, “creeremo lavoro”, “investiremo in cultura”. La verità è sotto gli occhi di tutti: nulla di tutto questo è accaduto. Agrigento continua a perdere giovani, i quartieri sono allo sbando, il centro storico è un deserto. E mentre la città affonda, questi signori continuano a occupare spazi di potere, senza alcun pudore.
Immagine nazionale compromessa
Non bastava l’immobilismo, si sono aggiunte figuracce a livello nazionale: scandali, polemiche e inchieste che hanno gettato un’ombra pesante sulla città, rafforzando lo stereotipo di una Sicilia incapace di rinnovarsi. Invece di essere esempio di buona amministrazione, Agrigento è diventata un caso emblematico di mala-politica. Non è solo questione di immobilismo: Agrigento è finita più volte sulle cronache nazionali per **polemiche, scandali e inchieste che hanno gettato fango sull’immagine della città**. Da capitale della cultura a capitale delle promesse non mantenute, il passo è stato breve. Mentre altre città italiane crescono, qui si vive di clientele e favoritismi.
Cultura sotto zero
Forse il capitolo più doloroso riguarda la cultura. In una città che ospita uno dei patrimoni archeologici più importanti del mondo, la politica locale non è riuscita a costruire un vero sistema culturale. Teatri abbandonati, eventi sporadici e privi di respiro internazionale, zero sostegno agli artisti locali. La Valle dei Templi continua a richiamare turisti, ma non grazie alla politica, bensì per la forza intrinseca della sua storia millenaria.
Agrigento, culla della civiltà, meriterebbe una rinascita culturale. Ma sotto questa classe politica la cultura è scomparsa. Eventi di rilievo? Zero. Strategie per valorizzare il patrimonio? Assenti. Teatri dimenticati, iniziative sporadiche, nessun piano per attrarre giovani talenti. Abbiamo il tesoro della Valle dei Templi, ma ci ritroviamo con una politica che non è in grado nemmeno di organizzare un cartellone culturale degno di una città europea.
Oggi Agrigento è il frutto di decenni di cattiva politica. Di Mauro e i suoi adepti hanno fallito su tutta la linea, lasciando una città ferita, isolata e umiliata. E mentre loro si spartiscono incarichi e potere, i cittadini raccolgono solo le briciole di un sistema marcio fino al midollo.