Sagra del Mandorlo 2026: prima sistemate le strade, poi pensate alla festa

Ad Agrigento torna la Sagra del Mandorlo in Fiore, annunciata per marzo 2026. Ma prima di stappare bottiglie e parlare di eventi, sarebbe il caso che chi governa la città — il sindaco Miccichè, l’assessore Cantone e Montalbano — guardasse in faccia la realtà: Agrigento cade a pezzi, le strade sono una vergogna, e i cittadini sono stanchi di sfilate di parole mentre devono fare lo slalom tra buche, asfalto distrutto e degrado urbano.
Ogni anno la stessa storia: luci, spettacoli, passerelle, sorrisi istituzionali e promesse di rinascita. Ma dietro i palchi, la città continua a soffrire. È inutile parlare di tradizione, turismo e cultura se prima non si garantisce una città decorosa, pulita e percorribile. Il Mandorlo in Fiore non può essere il solito specchietto per le allodole per nascondere i problemi veri.
La verità è che Agrigento merita rispetto. E rispetto significa preparare la città per tempo, sistemare le strade, rimettere a nuovo i marciapiedi, pulire le vie, rendere i quartieri vivibili e decorosi prima di pensare a ospitare gruppi folkloristici e turisti. Perché senza ordine e bellezza urbana, ogni festa diventa solo una vetrina finta, buona per le foto e i discorsi vuoti.
Basta con la Sagra di “Serie A e Serie B”
Negli ultimi anni la Sagra è diventata un evento esclusivo, chiuso, concentrato solo sul viale della Vittoria e in poche zone centrali. I quartieri di Esseneto, Acrone, Callicratide e Manzoni sono stati completamente esclusi dal percorso dei gruppi folk. Quartieri pieni di attività, negozi, famiglie, che restano ai margini mentre tutto si concentra in pochi metri di città.
È una divisione ingiusta, che crea una festa di serie A e serie B. E la colpa è di chi ha organizzato e amministrato senza ascoltare i cittadini, ignorando la voce di chi chiede semplicemente di essere parte della festa, non spettatore relegato fuori dai confini.
Il Mandorlo deve tornare nelle strade vere di Agrigento, deve attraversare i quartieri popolari, deve ridare vita a quelle vie che rappresentano la città autentica. Non bastano sfilate sul viale, servono colori e musica nei rioni, dove la gente vive davvero.
Tornare alla vera tradizione
Il Mandorlo in Fiore non è nato per essere un evento da cartolina, ma una festa popolare, fatta di tradizione, di balli per le strade, di odori, di incontri, di partecipazione collettiva. Negli ultimi anni invece è diventato un palcoscenico per pochi, una sfilata organizzata a tavolino, con troppa burocrazia e poca anima.
Agrigento deve riappropriarsi della sua Sagra, e chi la governa deve ricordare che questa festa non appartiene al Comune, ma al popolo agrigentino.
Miccichè, Cantone, Montalbano e compagnia dovrebbero capirlo: non servono annunci e conferenze stampa, serve lavorare per restituire al Mandorlo la sua anima, quella che ha fatto sognare generazioni e portato il nome di Agrigento nel mondo.
Prima il decoro, poi la vetrina
Se davvero si vuole un Mandorlo degno di Agrigento Capitale della Cultura, allora si cominci con ciò che serve davvero: strade sistemate, buche coperte, piazze curate, quartieri puliti, coinvolgimento di tutti.
Solo così la festa potrà essere una celebrazione autentica, non una recita.
Fino a quel momento, ogni annuncio di sagra resta un teatrino di facciata, utile solo a chi cerca applausi e visibilità. Agrigento non ha bisogno di foto sui social, ma di fatti. E il primo fatto concreto è restituire dignità alla città prima che arrivi la musica.



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