Banca condannata a risarcire due clienti che avevano investito in titoli cosiddetti “illiquidi”

L’ex banca Sant’Angelo oggi Banca Agricola Popolare di Sicilia è stata condannata
a risarcire l’importo di oltre 30.000,00 a dei coniugi consumatori che avevano
investito in titoli cosiddetti «illiquidi». È quanto statuito dal Tribunale di Agrigento,
che ha imposto all’Istituto bancario, la restituzione a due coniugi assistiti dagli
Avvocati Giuseppe Accolla e Federica Cumbo, di tutte le somme perse oltre gli
interessi legali nel frattempo maturati, come conseguenza di un investimento in
azioni illiquide (cioè non rivendibili a piacimento dell’investitore come accade invece
per i titoli quotati in borsa).
«L’investimento era stato consigliato dall’Istituto bancario a partire dal 2013 a
risparmiatori che, in sede di consulenza, non stati correttamente informati dell’elevata
rischiosità delle azioni illiquide. Questi titoli infatti possono comportare la perdita
dell’intero capitale investito anche in ragione delle non indifferenti difficoltà al loro
smobilizzo».
«Dopo aver fatto ricorso con esito positivo all’Arbitro per le Controversie Finanziarie
– spiegano i legali -, abbiamo rivolto le istanze degli investitori al Tribunale di
Agrigento, per ottenere la restituzione di quanto investito e perduto, alla luce del
comportamento tenuto dalla Banca che si è resa peraltro inadempiente della decisione
emessa dall’Acf». La lunga battaglia ha avuto inizio nel 2018.
Gli avvocati Accolla e Cumbo hanno inoltre sottolineato come sia fondamentale, in
questi casi, che gli istituti bancari rispettino gli obblighi informativi nei confronti dei
clienti, soprattutto quando si tratta di investimenti ad alto rischio. “Le banche devono
garantire la trasparenza e l’adeguatezza delle informazioni fornite ai risparmiatori,
specialmente quando si tratta di prodotti finanziari complessi e non facilmente
liquidabili”.

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