RIFIUTI, L’OMBRA DELL’INCHIESTA SUL MAXI APPALTO DA 147 MILIONI ARRIVA A RACALMUTO
Petrotto presenta una proposta di deliberazione: «Verificare le proroghe, fare piena luce sui contratti e tutelare i cittadini». Nel mirino anche la gestione del servizio affidato all’ATI guidata da ISEDA.
RACALMUTO – Fare piena luce sul passato, verificare la legittimità degli atti amministrativi del presente e impedire che eventuali anomalie si traducano in un danno economico per i cittadini. È questo l’obiettivo della proposta di deliberazione presentata da Salvatore Petrotto, capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale, che porta al centro del dibattito politico e amministrativo la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti a Racalmuto.
La proposta, trasmessa tramite PEC al presidente del Consiglio comunale Carmelo Falco, al sindaco, alla Giunta, alla segretaria comunale e al responsabile dell’Ufficio tecnico, l’architetto Piero Calì, arriva mentre si accendono i riflettori giudiziari sul maxi appalto per i rifiuti nell’Agrigentino. Un’inchiesta che, secondo quanto riportato oggi da diversi organi di informazione, si starebbe estendendo anche alla procedura da oltre 147 milioni di euro, articolata in due lotti, riguardante Agrigento e altri nove Comuni della provincia, tra cui Racalmuto.
Una coincidenza che rende ancora più urgente, secondo l’iniziativa dell’esponente dell’opposizione, una verifica rigorosa degli atti, delle procedure e delle responsabilità amministrative, senza anticipare conclusioni che spettano esclusivamente agli organi competenti.
L’INCHIESTA SULLE PRESUNTE TANGENTI E IL MAXI APPALTO DEI RIFIUTI
Il nuovo filone investigativo, coordinato dalla Procura di Palermo, riguarda un presunto sistema corruttivo nel quale, secondo l’ipotesi accusatoria riportata dalla stampa, alcune consulenze professionali potrebbero essere state utilizzate per mascherare pagamenti illeciti.
Tra i nomi citati nelle ricostruzioni giornalistiche figura quello di Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione Siciliana e nominato, secondo quanto riferito da molti organi di stampa, presidente della commissione incaricata di valutare le offerte per il maxi appalto nel maggio scorso.
Nell’informativa investigativa sarebbe confluita anche la procedura per la raccolta e lo spazzamento dei rifiuti ad Agrigento e nei Comuni di Aragona, Camastra, Canicattì, Castrofilippo, Casteltermini, Comitini, Grotte, Racalmuto e Naro.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dalle testate giornalistiche, l’attenzione investigativa si concentrerebbe anche sui rapporti tra alcuni operatori economici del settore, professionisti e soggetti istituzionali. Alla gara avrebbero partecipato, tra le altre, la salernitana Sarim, come capofila, e le imprese agrigentine Icos ed Eco Burgess.
Si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere sottoposte alle necessarie verifiche giudiziarie. Nessuna responsabilità può essere considerata accertata al di fuori delle decisioni dell’autorità giudiziaria.
È proprio in questo scenario che Petrotto chiede di passare dalle preoccupazioni alla verifica degli atti: Racalmuto non può restare spettatore quando sono in gioco un appalto di enormi dimensioni, la qualità di un servizio essenziale e i soldi versati dai contribuenti.
IL FRONTE LOCALE: SOTTO LA LENTE LE PROROGHE ALL’ATI GUIDATA DA ISEDA
Ma la proposta di Petrotto non si limita alle notizie provenienti dall’inchiesta palermitana. Il documento punta direttamente sulla gestione amministrativa del servizio rifiuti a Racalmuto, con particolare riferimento alla prosecuzione del rapporto contrattuale con l’ATI, l’Associazione temporanea di imprese, guidata da ISEDA S.r.l.
Nel mirino finisce il contratto d’appalto numero 35 di repertorio, risalente al 14 giugno 2019, rispetto al quale il consigliere chiede una ricostruzione completa degli atti e delle successive proroghe.
Secondo quanto evidenziato nella proposta, anche nel corso del 2026 sarebbero proseguiti pagamenti in favore di ISEDA e delle società collegate. Da qui la richiesta di una ricognizione amministrativa e contabile che consenta di verificare titoli, motivazioni, durata e legittimità degli affidamenti e delle eventuali proroghe tecniche.
Il punto non è soltanto stabilire da quanto tempo prosegua il servizio. Occorre accertare, attraverso gli atti, quali presupposti giuridici abbiano giustificato ogni proroga, per quanto tempo sia stata disposta e se siano state rispettate tutte le condizioni previste dalla legge.
«LA PROROGA TECNICA NON PUÒ DIVENTARE LA REGOLA»
Nella proposta viene richiamato l’articolo 120, comma 11, del decreto legislativo 36/2023, il Codice dei contratti pubblici, insieme agli orientamenti dell’Autorità nazionale anticorruzione.
La proroga tecnica rappresenta uno strumento eccezionale, utilizzabile soltanto in presenza delle condizioni previste dalla normativa e per il tempo strettamente necessario. Non può trasformarsi in un meccanismo ordinario per rinviare indefinitamente una nuova procedura di gara.
È dunque su questo terreno che Petrotto chiede un controllo puntuale: verificare se le proroghe siano state adeguatamente motivate, se sussistessero effettive ragioni ostative alla conclusione di una nuova procedura e se siano state adottate tutte le misure necessarie a garantire la continuità del servizio senza derogare ai principi di legalità, concorrenza e trasparenza.
La questione investe direttamente gli interessi della collettività. Perché quando si parla di rifiuti non si discute soltanto di cassonetti, spazzamento e raccolta differenziata, ma anche di costi, tariffe e qualità dei servizi pagati dai cittadini.
LA RICHIESTA: VERIFICHE CONGIUNTE E POSSIBILE RIMODULAZIONE DELLA COMMESSA
La proposta di deliberazione sollecita un’iniziativa istituzionale coordinata con la SRR ATO n. 4 Agrigento Provincia Est e con gli altri Comuni interessati, affinché siano approfonditi i profili di legittimità della procedura e valutati gli eventuali provvedimenti conseguenti.
Tra le ipotesi indicate figura anche la possibilità di procedere, qualora ne ricorrano i presupposti di legge, alla revoca o alla rimodulazione della commessa.
Non si tratta di dare per dimostrata un’irregolarità, né di sostituirsi agli organi giudiziari. Si tratta, piuttosto, di chiedere alle amministrazioni competenti di acquisire e verificare la documentazione, accertare la sussistenza dei presupposti normativi e assumere decisioni motivate nell’interesse pubblico.
L’obiettivo dichiarato è evitare che eventuali criticità nelle procedure di affidamento o nella gestione contrattuale ricadano economicamente sui Comuni e, in ultima istanza, sui contribuenti.
RACALMUTO CHIAMATA A FARE CHIAREZZA
La partita, adesso, si sposta nelle sedi istituzionali. La proposta di Petrotto pone sul tavolo questioni precise: la ricostruzione del percorso amministrativo dell’appalto, la verifica delle proroghe, il controllo dei pagamenti e il coordinamento con gli altri enti coinvolti nella gestione del servizio.
Sul versante giudiziario, saranno gli inquirenti e, nelle rispettive competenze, i giudici a stabilire se le ipotesi investigative troveranno conferma. Sul versante amministrativo, invece, gli enti interessati possono e devono verificare gli atti di propria competenza, senza attendere che ogni questione venga definita in sede penale.
La domanda che riguarda Racalmuto è semplice: tutte le procedure adottate sono pienamente legittime, adeguatamente motivate e realmente nell’interesse dei cittadini?
È a questa domanda che la proposta di deliberazione chiede di dare una risposta documentata. Perché la trasparenza nella gestione dei rifiuti non è una concessione alla politica né una formalità burocratica: è un dovere verso la comunità e verso chi, ogni anno, sostiene il costo del servizio attraverso le proprie tasse.
Il capogruppo dell’opposizione nel Consiglio Comunale di Racalmuto Salvatore Petrotto


