Decreto sicurezza, pugno duro con i ragazzi e carezze ai rincari: ma chi pensa agli italiani alla fame?


Dopo le devastazioni di Milano, il Governo prepara nuove strette. Intanto famiglie, agricoltori, pescatori e autotrasportatori non riescono più a sostenere il costo della vita. A Racalmuto un Consiglio comunale aperto richiesto da Salvatore Petrotto. Il giorno dopo AGRI.SA.T. porterà la protesta davanti a Palazzo dei Normanni: «Basta elemosine, servono provvedimenti shock».
C’è un’Italia che devasta le vetrine e un’Italia che, ogni giorno, vede devastato il proprio potere d’acquisto. La prima conquista le aperture dei telegiornali, scatena dichiarazioni solenni e produce nuovi decreti sicurezza. La seconda, invece, si arrangia come può: taglia la spesa, rinuncia agli acquisti essenziali, accumula bollette, cerca disperatamente di pagare l’affitto e arriva alla fine del mese con il conto in rosso.
E il Governo Meloni come risponde? Dopo i fatti di Milano, si torna a parlare di inasprimento delle pene per i minorenni e di nuove misure contro le devastazioni. La violenza va condannata e chi commette reati deve risponderne. Ma una domanda è inevitabile: possibile che, a ogni episodio di cronaca, la risposta della politica sia soprattutto un’altra stretta repressiva, un altro decreto, un’altra norma?
Sembra quasi che a Palazzo Chigi esista un telecomando: quando la realtà economica diventa troppo scomoda, basta premere il tasto «sicurezza» e cambiare canale.
Il caro carburanti? Cambiamo argomento. Il gasolio agricolo diventato insostenibile? Cambiamo argomento. Le famiglie che non riescono più a riempire il carrello della spesa? Ancora un dibattito sulle pene.
Peccato che il pieno non si paghi con le conferenze stampa e che il frigorifero non si riempia con i decreti.
L’emergenza vera è quella di chi non riesce più a vivere
Da Nord a Sud, il caro vita sta mettendo in difficoltà famiglie, lavoratori, pensionati e imprese. In molte città, soprattutto dove gli affitti sono elevati, un solo stipendio può non bastare a pagare la casa. E anche una famiglia con due redditi, se deve sostenere un mutuo, le bollette, i trasporti e la spesa alimentare, rischia di non arrivare alla fine del mese.
Per le famiglie monoreddito e per chi vive di lavori precari la situazione è ancora più pesante.
Il potere d’acquisto è stato eroso dall’aumento dei prezzi. Non bastano le dichiarazioni rassicuranti, né gli annunci di qualche nuovo contributo. Bisogna guardare dentro le case degli italiani, nei portafogli sempre più vuoti, nelle aziende che non riescono a coprire i costi e nelle campagne dove produrre significa, troppo spesso, lavorare in perdita.
La gente non ce la fa più. E qualche centinaio di milioni distribuito qua e là non può essere la risposta a una crisi di queste dimensioni.
Serve una manovra economica straordinaria, capace di restituire ossigeno immediato alle famiglie e alle imprese. Non qualche briciola per guadagnare tempo, ma interventi incisivi sui costi che stanno strangolando l’economia reale.
Meloni, che fine hanno fatto le promesse sulle accise?
Durante la campagna elettorale Giorgia Meloni aveva promesso interventi sulle accise dei carburanti. È quindi legittimo chiedere conto di quegli impegni.
Perché non avviare una riduzione incisiva della fiscalità sui carburanti, accompagnata da controlli rigorosi sui prezzi, affinché gli eventuali sgravi arrivino davvero ai consumatori?
L’obiettivo deve essere riportare benzina e gasolio verso livelli sostenibili, puntando a prezzi vicini a quelli di qualche anno fa, attorno a 1,50 euro al litro, attraverso misure fiscali adeguate e verificabili.
Ogni aumento del carburante si ripercuote sui trasporti, sulle merci, sugli alimenti e, alla fine, sulle tasche dei cittadini.
Per questo occorrono interventi immediati anche sul gasolio agricolo, che nelle denunce del settore ha raggiunto livelli incompatibili con la sostenibilità di numerose aziende.
AGRI.SA.T. chiede misure straordinarie per riportarlo da prezzi superiori a 1,50 euro al litro a un livello inferiore a 80 centesimi. Un obiettivo da perseguire con strumenti fiscali e aiuti mirati, assicurando che i benefici raggiungano concretamente chi lavora la terra.
Agricoltori costretti a vendere sottocosto: così si distrugge l’economia
Il problema non è soltanto il carburante. È l’intero sistema dei costi e dei prezzi agricoli.
Frumento, uva, olive, olio e altri prodotti della terra vengono commercializzati in un contesto nel quale, secondo le denunce dei produttori, i ricavi possono risultare inferiori ai costi di produzione. Nel frattempo, il consumatore continua a trovare prezzi elevati sugli scaffali.
Com’è possibile che chi produce il cibo rischi di rimetterci e chi lo compra debba comunque pagarlo caro?
Il decreto legislativo 198 del 2021, che disciplina le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare, deve essere applicato con controlli effettivi e sanzioni nei casi previsti. Non si può consentire che il produttore venga schiacciato da rapporti commerciali squilibrati, senza strumenti efficaci per difendere il valore del proprio lavoro.
Servono trasparenza nei contratti, verifiche sui prezzi, tutela contro le pratiche sleali e un sistema che permetta agli agricoltori di ottenere una remunerazione adeguata ai costi sostenuti.
E occorre soprattutto un piano straordinario di ricapitalizzazione delle aziende agricole, soffocate dalla mancanza di liquidità. Senza credito accessibile, garanzie pubbliche e sostegni tempestivi, molte imprese rischiano di non riuscire neppure ad affrontare la prossima stagione produttiva.
Quando chiude un’azienda agricola, non perde soltanto l’imprenditore: perde l’intero territorio, si riduce l’occupazione e si indebolisce la sicurezza alimentare.
PNRR e fondi pubblici: i cittadini hanno diritto di sapere
C’è poi la grande questione delle risorse pubbliche. Il PNRR e gli altri fondi disponibili avrebbero dovuto rappresentare un’occasione storica per modernizzare il Paese, rafforzare i servizi, sostenere la produttività e creare sviluppo.
È legittimo chiedersi quali benefici concreti siano arrivati alle famiglie e alle imprese e quali risultati economici siano stati prodotti dagli interventi finanziati.
Spendere miliardi non significa automaticamente creare ricchezza. Le opere devono essere utili, i progetti devono produrre risultati e le procedure devono essere trasparenti. Ogni affidamento, compresi quelli diretti consentiti dalla legge, deve rispettare le regole e garantire l’interesse pubblico.
Anche in Sicilia è necessario verificare l’impiego dei fondi, l’efficacia delle opere e le ricadute economiche degli investimenti. Le responsabilità devono essere accertate sulla base di documenti e fatti, non di insinuazioni. Ma il diritto dei cittadini a sapere come vengono utilizzati i propri soldi non è negoziabile.
La politica deve rendere conto dei risultati prima di chiedere nuovi sacrifici a chi lavora e produce.
RACALMUTO, MERCOLEDÌ 21 OTTOBRE: IL CARO VITA ARRIVA IN CONSIGLIO COMUNALE
La protesta contro il caro carburanti e il caro vita entra anche nelle istituzioni locali.
Mercoledì 21 ottobre 2026, alle ore 19:00, si terrà a Racalmuto un Consiglio comunale aperto, convocato dal presidente del Consiglio comunale Carmelo Falco su una richiesta promossa e ottenuta da Salvatore Petrotto, capogruppo dell’opposizione e responsabile del direttivo provinciale di Agrigento di AGRI.SA.T.
La convocazione ufficiale individua due temi centrali: il costo dei carburanti e il caro vita, con le misure per contenere e calmierare i prezzi; la crisi del comparto agricolo, con particolare riferimento ai costi di produzione e ai prezzi di vendita dei prodotti locali.
Non si tratta di una discussione astratta. Il documento riconosce l’aumento del costo dei carburanti e dei beni di largo consumo, la perdita di potere d’acquisto dei redditi da lavoro e la grave crisi che investe l’agricoltura.
Alla seduta sono previste l’apertura alla cittadinanza e la partecipazione dei soggetti istituzionali e delle categorie interessate, secondo quanto stabilito nell’atto di convocazione.
Petrotto intende portare al centro del confronto proposte concrete da sottoporre al Governo nazionale e al Governo regionale: riduzione del costo dei carburanti, sostegno alle aziende agricole, tutela dei prezzi riconosciuti ai produttori e misure per difendere il potere d’acquisto delle famiglie.
Prima si discuterà a Racalmuto, poi si protesterà a Palermo. Due appuntamenti ravvicinati per trasformare il malcontento in richieste istituzionali precise.
Il Consiglio comunale aperto dovrà essere l’occasione per ascoltare cittadini e operatori economici e individuare iniziative concrete. Perché il caro vita non riguarda soltanto gli agricoltori: riguarda chiunque debba pagare una bolletta, fare il pieno, acquistare alimenti o mantenere una famiglia.
GIOVEDÌ 22 OTTOBRE, AGRI.SA.T. DAVANTI A PALAZZO DEI NORMANNI
Il giorno successivo, giovedì 22 ottobre, dalle ore 9:00, la mobilitazione si sposterà a Palermo, davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.
A promuovere il presidio è AGRI.SA.T. – Agricoltura, Salute e Territorio, presieduta da Francesco Calderone, con la collaborazione di Salvatore Petrotto, capogruppo dell’opposizione al Consiglio comunale di Racalmuto e responsabile del direttivo provinciale agrigentino dell’associazione.
L’obiettivo è richiamare il Parlamento siciliano e il Governo regionale alle proprie responsabilità, chiedendo interventi urgenti su una crisi che investe agricoltori, pescatori, autotrasportatori, lavoratori, famiglie e consumatori.
AGRI.SA.T. chiede misure concrete sul costo dei carburanti e dell’energia, sul prezzo del gasolio agricolo, sulla remunerazione dei prodotti della terra e sulla liquidità delle imprese.
Non altri annunci destinati a svanire dopo qualche giorno. Non contributi simbolici quando le aziende hanno già accumulato debiti. Non risorse distribuite senza una strategia complessiva.
Il Parlamento siciliano è chiamato a fare la propria parte. Le risorse pubbliche devono rispondere alle necessità reali dei cittadini, sostenere le attività produttive e produrre benefici verificabili, non essere percepite come strumenti di convenienza elettorale.
Le eventuali responsabilità politiche o giudiziarie devono essere valutate sulla base dei fatti e nel rispetto della presunzione d’innocenza. Ma l’emergenza economica non può essere messa in attesa mentre le istituzioni discutono dei propri equilibri interni.
Basta distrazioni: la sicurezza economica merita la stessa urgenza
Il punto è semplice. Se alcuni giovani devastano una città, lo Stato deve intervenire e accertare le responsabilità. Ma se famiglie e imprese vengono schiacciate dal costo della vita, lo Stato deve dimostrare la stessa capacità di agire con tempestività.
La sicurezza non è soltanto ordine pubblico. È anche poter pagare l’affitto, acquistare generi alimentari, sostenere le spese per i figli, mantenere un’attività economica e lavorare senza essere condannati a produrre in perdita.
Il diritto di manifestare pacificamente, di scioperare e di protestare deve essere tutelato. Una democrazia non si misura soltanto dalla severità delle pene, ma anche dalla capacità delle istituzioni di ascoltare chi denuncia difficoltà reali.
Mercoledì 21 ottobre a Racalmuto e giovedì 22 ottobre a Palermo, AGRI.SA.T. porta al centro del dibattito una domanda che non può più essere elusa: perché per moltiplicare i decreti si trova sempre il tempo, mentre per ridurre il costo della vita si continua a parlare di risorse insufficienti?
Per abbassare le tasse sui carburanti servono scelte politiche. Per tutelare i produttori servono controlli e sanzioni effettive. Per salvare le aziende agricole servono credito e liquidità. Per difendere le famiglie servono redditi adeguati e prezzi sostenibili.
Non si può chiedere a chi lavora di stringere continuamente la cinghia mentre il costo di ogni necessità aumenta.
Le vetrine si possono riparare, i decreti si possono moltiplicare e le conferenze stampa si possono organizzare ogni giorno. Ma quando un’azienda chiude, una famiglia perde la casa o un agricoltore abbandona la terra, ricostruire diventa molto più difficile.
La sicurezza è importante. Ma anche la sicurezza economica e sociale degli italiani non può più aspettare.