Dopo la denuncia di Francesco Bongiovanni contro il procuratore della Repubblica Luigi Patronaggio, arrivano ad Agrigento gli ispettori ministeriali.

La vicenda, come si ricorderà, riguarda l’incompetenza territoriale e giurisdizionale del procuratore agrigentino quando, a fine agosto, ha denunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini per il presunto sequestro dei 177 migranti della nave Diciotti, ancorata al porto di Catania.

C’è da sottolineare che, casualmente, sicuramente non a causa di questa sua denuncia inoltrata presso la Corte di Cassazione, la Procura di Caltanissetta ed il Ministero della Giustizia, al Bongiovanni hanno ucciso 7 cani, alcuni a colpi di fucile ed altri sono morti avvelenati. Del suo caso si stanno interessando tutti i media nazionali, considerato che già a Siracusa, sempre lo stesso Bongiovanni è riuscito a sgominare una vera e propria associazione a delinquere che ruotava proprio attorno alla Procura aretusea.

A quella di Bongiovanni, sempre nei confronti dello stesso procuratore, si è aggiunta anche la denuncia dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che lo ha invece denunciato per attentato ad un organo politico, nella fattispecie il Ministero dell’Interno. Tra l’altro, a bordo della nave della Guardia Costiera Diciotti sono stati individuati ed arrestati quattro scafisti. Adesso tocca al Ministero della Giustizia fare chiarezza sull’operato di un magistrato che, da Agrigento, si è precipitato a Catania, scavalcando il suo collega Carmelo Zuccaro che invece, dal canto suo, in precedenza, aveva indagato sulle ONG accusandole di favorire l’immigrazione clandestina.

Insomma la faccenda si complica, se si considera che in questi giorni fioccano anche le segnalazioni relative ad episodi di mala giustizia che si consumano da diversi anni presso la Procura di Agrigento.  Si tratta di una sequela di esposti ed accertamenti dei Carabinieri del NOE di Palermo risalenti al 2007 ed al 2013, a

cui, stranamente, non è stato dato alcun seguito. Essi riguardano la gestione del ciclo dei rifiuti, il cui vertiginoso giro d’affari è di svariate centinaia di milioni di euro. Stiamo parlando di affidamenti diretti, senza espletare gare d’appalto, di autorizzazioni illegittime relative ad una mega discarica, quella di Siculiana-Montallegro, chiusa dal giugno scorso dal Ministero dell’Ambiente perché non è mai stata in regola con l’impiantistica prevista dalle norme ambientali. Essa fino allo scorso anno era gestita dall’ex presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, sotto inchiesta per associazione a delinquere, corruzione ed altro presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta assieme al suo predecessore, Antonello Montante ed all’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta. Ma il discorso si può estendere anche alla gestione dei servizi idrici ed al centro per immigrati di Lampedusa, il cui valore è di qualche centinaio di milioni di euro. Anche il centro per immigrati di Lampedusa è stato gestito dal 2014 al 2016 senza effettuare alcuna gara. Della faccenda si era pure interessato il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

In questo caso è stato l’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, ad affidare senza gara alle ‘Misericordie’ di Firenze tale gestione. Per un’altra delicata vicenda, quella relativa a Girgenti Acque, sempre il Diomede, è sotto inchiesta per associazione a delinquere, corruzione ed altro.

Ma l’affaire Agrigento si allarga sempre di più se si tiene conto delle gravi accuse, anche di mafia, mosse da più parti all’indirizzo dell’attuale sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, di cui finora la Procura di Agrigento non ha minimamente tenuto conto.

Insomma di lavoro ad Agrigento per gli ispettori ministeriali ce n’è abbastanza.

Salvatore Petrotto

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