l primo a lanciare l’idea è stato il sindaco di Catania, Salvo Pogliese: la TARI nella bolletta della fornitura dell’energia elettrica. L’idea piace sia all’ANCI Sicilia, sia al Governo regionale. Del resto, in Sicilia centrodestra e centrosinistra sono in caduta libera: visto che perderanno le elezioni europee del prossimo anno tanto vale ‘spremere’ a dovere i cittadini siciliani… L’ammucchiata trasformista sognata da Gianfranco Miccichè

I Comuni siciliani non sono in crisi perché lo Stato e la Regione siciliana hanno ridotto i trasferimenti, ma perché gli stessi Comuni della nostra Isola non ‘spremono’ a dovere i cittadini. Parola degli ‘intellettuali-studiosi’ dell’assessorato regionale dell’Economia che sono arrivati alla ‘intelligente’ conclusione che i siciliani debbono pagare più tasse!

Insomma, il Governo regionale di centrodestra prepara un bel 2019 per i siciliani: nuove tasse, nuove imposte e controlli più serrati a carico dei cittadini per costringerli a pagare le tasse.

Ha fatto da apripista il sindaco di Catania, Salvo Pogliese. Avendo ereditato un Comune con un miliardo e 600 milioni di ‘buco’ e con un’evasione della TARI – la Tassa sull’immondizia – del 50% circa, Pogliese, ex Alleanza nazionale, oggi Forza Italia, ‘renziano’ nell’anima, ha pensato bene di chiedere a Roma di ‘infilare’ la TARI nella bolletta elettrica.

 

Così i catanesi che evadono la TARI si vedranno staccata la fornitura di energia elettrica. Il tutto in perfetto accordo con i dettami dell’Unione Europea liberista dell’euro: massacrare i cittadini con tasse e imposte fin dov’è possibile e, magari, anche nell’impossibile.

Del resto, essendo stato europarlamentare, Pogliese deve avere imparato bene la lezione liberista di Bruxelles. Insomma, ormai il sindaco di Catania è ”nsignatu‘.

Roma, fino ad ora, ha ‘bocciato’ la proposta del sindaco di Catania Pogliese. Che c’è rimasto molto male.

La ‘ricetta’ Pogliese oggi ‘solletica sia l’ANCI siciliana, sia lo stesso Governo siciliano. E il motivo c’è: l’ANCI Sicilia è presieduto da Leoluca Orlando, il sindaco di Palermo che non è messo meglio del sindaco di Catania, se è vero che il Comune del capoluogo siciliano deve oltre 50 milioni di euro alla RAP, la società che si occupa della raccolta dei rifiuti.

 

Palermo, ormai da mesi, è sommersa dai rifiuti. A Natale i dipendenti della RAP non hanno percepito né lo stipendio, né la tredicesima. E siccome a Palermo l’evasione della TARI sfiora il 30%, beh, perché non provare a dare un’altra ‘spremuta’ ai palermitani?

Palermo è una città con una pressione fiscale elevatissima e con servizi pessimi: gli autobus sono un miraggio, le strade sono quasi tutte dissestate, i 15 Km di Tram sono tragicomici (servono meno dell’1% della popolazione, sono costati 320 milioni di euro e costano ogni anno 10 milioni di euro di manutenzione per la gioia di chi l’effettua), interi quartieri della città sono spesso al buio (in queste ore è toccato a Mondello), la spesa sociale è ridotta al minimo, la sanità pubblica è un delirio e, come già ricordato, l’immondizia lungo le strade e i marciapiedi è la regola.

E a cosa stanno pensando il Comune di Palermo amministrato dal centrosinistra e la Regione siciliana amministrata dal centrodestra? Di ‘infilare’, renzianamente, la TARI nella bolletta dell’energia elettrica, ‘a tipo’ sindaco di Catania.

Qualcuno potrebbe obiettare agli ‘intellettuali-studiosi’ dell’assessorato regionale all’Economia che, nel giro di pochi anni, il Fondo regionale per le Autonomia locali è passato da quasi un miliardo di euro all’anno a poco più di 300 milioni all’anno erogati – quando va bene – alla fine di ogni anno e mai all’inizio dell’anno, come avviene nei Paesi civili.

E i cittadini siciliani poveri che non pagano la TARI non per capriccio, ma perché non hanno soldi? S’ha futtino iddi! E sì, quando il liberismo ‘europeista’ arriva, arriva per tutti…

Ma che importa? Ormai è anche un questione elettorale. In Sicilia il centrosinistra è in caduta libera. Non a caso il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè – che è in caduta libera in un centrodestra siciliano a propria volta insediato dalla Lega di Salvini che ha messo incredibilmente radici anche nella nostra Isola – non fa altro che prospettare inciuci elettorali al sindaco di Palermo e al PD.

Il ragionamento di Miccichè ha una sua logica: è vero che io, dentro il centrodestra siciliano sono accerchiato e ormai conto quanto il due di spade con la briscola a denari, però anche voi, amici del centrosinistra, siete muru cu muru cu ‘u spitali; allora anche tu, Musumeci, vieni pure con noi: facciamo un listone unico contro la Lega e contro i ‘populisti’ e come finisce si racconta!

Il discorso, ovviamente, vale per le elezioni europee del maggio del prossimo anno. Tutti uniti, allora, dice Miccichè. E se siamo tutti uniti, beh, non resta che affidarsi al voto clientelare: quindi tasse e imposte per tutti e favori agli amici… Tanto alla Regione, al Comune di Palermo e nei Comuni dove amministriamo, per i prossimi tre-quattro anni non ci possono buttare fuori…

 

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