Il ‘re dell’eolico’ collabora con i magistrati di Roma, trema la burocrazia corrotta anche in Sicilia

Parla Vito Nicastri, il “re” dell’eolico: “Mai avuto rapporti con la mafia”

Tra il 2005 e il 2012 sono stati spesi milioni di Euro in pale eoliche.

Nicastri respinge le accuse che lo descrivono come finanziatore di Matteo Messina Denaro ma ammette e svela di aver oleato un sistema corruttivo con politici e burocrati regionali e comunali

E a sorpresa chiama in causa l’assessore Mimmo Turano: “Anni fa mi convocò all’Ars per aiutare un nipote dei Salvo”

 

Collaborano con la giustizia a Roma i Nicastri, padre e figlio. Il ‘Re dell’eolico’ ha iniziato a raccontare la sua verità sul vorticoso giro di mazzette. Una collaborazione che riguarda l’indagine capitolina al momento ma che fa tremare i mazzettari anche in Sicilia visto che Nicastri è accusato, prima ancora che da Roma, dalla Dda di Palermo per le mazzette all’assessorato Energia e per i presunti rapporti con uomini vicini alla primula rossa della mafia Matteo Messina Denaro.

E’ un fiume in piena Vito Nicastri, il “re” dell’eolico, dopo che il pentito Filippo Bisconti l’ha accusato di essere “vicino” a due esponenti delle cosche trapanesi (Francesco Luppino e Giovanni Filardo): “Mai avuto rapporti con la mafia”, dice davanti al gup Filippo Lo Presti. “Vengo descritto come colui che ha finanziato la latitanza di quel signore là – Nicastri fa riferimento al superlatitante Matteo Messina Denaro, ma non lo chiama per nome – non ho dato mai un euro. 

Ora, il “re” dell’eolico racconta una storia che risale al 2005: “Turano, che all’epoca era presidente della commissione Attività produttive, mi fece chiamare dal segretario: ‘Vieni a Palermo’, disse. E andai. All’Ars, trovai Antonino Salvo. Turano mi chiese se c’era la possibilità di dargli un ristoro, un finanziamento. Perché aveva bisogno. E allora ho detto: prendiamo in affitto alcuni suoi terreni, e gli ho dato 50 mila euro. Ma tutto con regolare fattura. Non era una estorsione”

La collaborazione di cui si parla da tempo, viene indirettamente confermata dagli atti depositati proprio a Roma che riguardano un incidente probatorio previsto per giovedì. In quegli atti ci sono anche parte delle intercettazioni a carico del faccendiere Francesco Paolo Arata.

Gli do 30 mila euro perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico…”. dice proprio Paolo Arata,  nell’intercettazione ambientale in cui tirerebbe in ballo l’ex sottosegretario alle Infrastrutture, anch’egli finito nel registro degli indagati per l’accusa di corruzione. L’intercettazione risale al settembre del 2018 ed è contenuta negli atti depositati dai pm di piazzale Clodio in vista di un incidente probatorio fissato per il 25 luglio prossimo.

Arata parla alla presenza di suo figlio Francesco e di Manlio Nicastri, figlio dell’imprenditore Vito accusato dai pm di Palermo di essere vicino a Cosa Nostra. I Nicastri hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti l’8 luglio scorso  quando i magistrati di Roma li hanno interrogati per alcune ore.

Fonte : Repubblica
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