Il presidente dell’ANCRI (Associazione Nazionale dei Cavalieri della Repubblica Italiana), Tommaso Bove, pare che ci sia rimasto molto male per la sortita del Cavaliere Paolo Borrometi ad Agrigento, quando è stato premiato in occasione di una cerimonia tenutasi nella sala Zeus del Museo Archeologico della Città dei Templi e fortemente voluta dalla famiglia Sicurelli.

Il casus-belli risale al 27 dicembre, quando l’economista, giornalista, avvocatessa e modella, nonché insigne ‘cavaliera’ della Repubblica, Ivana Sicurelli, assieme a suo papà, il cavaliere Pietro, hanno pensato bene di conferire un premio al loro collega cavaliere e giornalista di ‘grido’ Paolo Borrometi. Per chi non conoscesse il Borrometi precisiamo che trattasi di giornalista scortato ed accasato in Vaticano e ‘munito’ di un prestigioso e ben remunerato incarico di vicedirettore dell’AGI, la seconda agenzia di stampa d’Italia, controllata dall’ENI. Mentre il cavalier Pietro Sicurelli, organizzatore del ‘prestigioso evento agrigentino’, a quanto pare, ha un trascorso lavorativo, nella qualità di ragioniere, dentro l’ISEDA, la società che dal 1996 ad oggi si occupa di gestione dei rifiuti ad Agrigento. L’ISEDA, lo ricordiamo (ai non vedenti ed ai non udenti degli opportuni organi di controllo), con gara o senza gara, si è aggiudicato finora centinaia di milioni di euro di appalti per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti. Appalti che gestisce, ininterrottamente e, riteniamo, illegittimamente, da oltre un ventennio; a prescindere dalle leggi sui pubblici incanti e sull’ambiente. E sì, proprio a prescindere, come direbbe il comico Totò a proposito del famoso ‘ragioniere Casoria’. C’è sempre un ‘ragioniere Casoria’ in agguato, pronto a sorprenderci! Nel caso dei Sicurelli, per ora ci limitiamo col dire, volendo sdrammatizzare, visto che siamo giunti all’ultimo dell’anno: cavaliere il padre, cavaliere la figlia, cavaliere tutta la famiglia!

Presente alla manifestazione organizzata dai Sicurella ad Agrigento, a fianco del Borrometi, c’era anche il giornalista Franco Castaldo, uomo del ‘Sistema Montante’. E che sia un uomo di Montante mi risulta personalmente considerato che l’ho appreso dalla sua viva voce intercettata nel 2016, mentre colloquiava ‘amorevolmente’ con Montante, per combinare delle ‘tragedie’ mediatiche. Il Castaldo per questi suoi trascorsi stato già censurato dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, proprio a causa di una delle sue tante intercettazioni mentre parlava con Montante, agli atti del processo ‘Double face’ di Caltanissetta’, in cui veniva pizzicato mentre tentavano di imbastire una campagna di stampa diffamatoria e calunniatoria nei miei confronti. Terribile campagna di stampa che avrebbe dovuto servire a dimostrare, falsamente, che il sottoscritto è un mafioso! Così come ha fatto il Montante e la sua lobby mediatico-giudiziaria, nei confronti di decine di giornalisti, imprenditori, politici, professionisti e funzionari pubblici, accusati ingiustamente anch’essi di mafia con trappole, inganni, sotterfugi ed operazioni mediatiche tendenziose; come è avvenuto per il sottoscritto. Lo stile del Castaldo è lo stesso di quello del Montante; anzi i due, per quanto attiene i loro rapporti ed i loro comportamenti, sono grosso modo la stessa cosa. C’è da aggiungere, per quanto abbiamo capito, che il nostro Franco Castaldo e Paolo Borrometi, all’opera assieme ed appassionatamente in questi ‘infausti’ giorni di fine d’anno, sono attualmente culo e camicia. Non è un caso che si sono dati appuntamento il 27 ad Agrigento ed il 28 a Vittoria, per un’altra delle solite cerimonie celebrative di una sorta di antimafia ‘vintage’. A Vittoria, anziché discutere della mafia che affligge la nostra ‘quotidianità’, quella definita ‘mafia trasparente’, quella capitanata da Antonello Montante, amico strettissimo del Castaldo per intenderci, si sono limitati a discutere di fatti risalenti a trent’anni fa. Fatti relativi a quei bassissimi ranghi di una sorta di mafia che fu, e che difficilmente può far male. I due non si possono spingere oltre. Come fa a parlare di mafia uno come il Castaldo, visto che è stato foraggiato economicamente da lui, compare di due noti mafiosi e sotto inchiesta ancora per mafia, associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito dei partiti, auto riciclaggio e per tanto altro ancora. Od ancora cosa potrà dire mai di Montante il Borrometi, protetto come è stato dal senatore Lumia, (volto politico di Montante) ed oggi dal suo erede al ‘trono’ di eminenza grigia della commissione antimafia, Mario Michele Giarrusso. Con Lumia e Giarrusso, assieme ad un certo Salvatore Calleri, il Borrometi collabora dentro la Fondazione antimafia ‘Caponnetto’, una sorta di ‘centrale operativa’ dell’antimafia nazionale. E chi era ed è Lumia, amico del Borrometi, se non l’amico per la pelle di Montante? Ritornando all’imboscata agrigentina, nel corso della quale è stato stabilito di premiare il Borrometi, per quanto ci risulta, tale scelta è stata un’esclusiva iniziativa dei Sicurelli, all’insaputa dei vertici nazionali dell’associazione che raggruppa tutti i cavalieri della Repubblica italiana che, in realtà, sapevano che si doveva consegnare un solo premio all’artista e professore Pino Giacalone e niente di più. Si tratta dell’ennesima impostura di qualche sedicente ‘professionista dell’antimafia?’ O, per meglio dire, in questo caso di alcuni carrieristi dell’antimafia di facciata. Ed a quanto pare c’è ancora altro da dire e da ridire, se ci riferiamo ai Sicurelli ed al loro rapporto con Borrometi e per sua interposta persona con i vari Lumia, Giarrusso ed a quant’altri sono dediti a trasformare la lotta alla mafia in una spietata caccia agli incarichi ed alle onorificenze. I Sicurelli, padre e figlia, infatti, nei confronti dei quali il presidente nazionale dell’ANCRI, Tommaso Bove, parrebbe convinto ad adottare dei provvedimenti di espulsione, oltre a farsi belli con il Castaldo, amico del Montante, e con il Borrometi, amico di Lumia&company, riescono anche ad accreditarsi come rappresentanti delle Agende Rosse del compianto giudice Paolo Borsellino. Il fine sembrerebbe sempre lo stesso, quello di ottenere ulteriori onori, meriti e quant’altro.

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