L’assessorato regionale ai Servizi primari, retto da Alberto Pierobon, ha sfornato il Piano rifiuti. Il Piano non esclude anzi prospetta due maxi inceneritori per l’intera Sicilia, uno a Catania e l’altro a Palermo, previsti a suo tempo dallo “Sblocca Italia” del governo Renzi e che avrebbe dovuto costruire Crocetta. L’assessorato ai rifiuti conferma che il nuovo Piano non si oppone o favorisce alcuna tecnologia, ma la scelta è rimessa ai territori. Dunque, sarà ciascuna provincia a decidere se dotarsi di impianti di smaltimento ed il tipo di tecnologia da adottare. Poi, priorità alla raccolta differenziata. E le discariche sono l’ultima spiaggia, e non se ne realizzeranno altre. Sì perché il Piano rifiuti scommette sullo stop all’interramento dell’immondizia: e non solo non si allestiranno nuove discariche, ma non si amplieranno nemmeno quelle esistenti. Un esempio: nella discarica di Bellolampo, in provincia di Palermo, è in fase di realizzazione la tanto attesa settima vasca, ma non vi sarà in futuro una ottava vasca. “La Regione Siciliana – si legge ancora nel Piano – entro i prossimi 5 anni effettuerà le valutazioni ambientali (il cosiddetto eco-bilancio), tecniche, economiche e di potenzialità di innovazione, e i soggetti deputati all’applicazione saranno gli ex Ato, gli Ambiti territoriali ottimali”. Nel merito del Piano regionale dei rifiuti è intervenuto il presidente della Regione, Nello Musumeci, che afferma: “La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è di competenza dei Comuni, la Regione indica le strategie ed esercita il controllo. Se si fossero realizzati gli impianti negli anni passati e, soprattutto, se si fossero realizzati gli impianti pubblici, oggi avremmo in Sicilia una tariffa unica e avremmo sufficienti impianti per potere assorbire la spazzatura. Se si fosse fatta la differenziata, noi il vetro, la carta, il legno, il metallo, la plastica li avremmo venduti e sarebbe rimasto soltanto l’umido e il secco. Purtroppo questo non si è fatto, per 30 anni in Sicilia si è privilegiato l’interesse privato a danno del pubblico. Noi riteniamo che sia il momento in cui in Sicilia l’impiantistica pubblica deve poter equilibrare o riequilibrare la soverchiante presenza della impiantistica privata. Per fare questo serve creare gli impianti che possono essere o quelli ordinari oppure il termovalorizzatore: io non ho pregiudizi nei confronti né dell’uno né dell’altro. Si tenga conto che in Sicilia per realizzare un impianto pubblico possono passare anche sei anni, questi sono i tempi vergognosamente paradossali. Sul termovalorizzatore, ripeto, noi abbiamo detto di non avere nessun pregiudizio e non escludiamo di poterlo immaginare per il prossimo futuro”.

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