oggi più che mai è inverosimile ciò che continua ad avvenire in Sicilia in merito al rilascio delle autorizzazioni ambientali. Infatti, in un contesto storico nel quale è stato istituito per la prima volta il Ministero della Transizione Ecologica ed il Ministro Cingolani, pochi giorni fa, ha dichiarato che: “L’ITALIA PUÒ ESSERE LEADER DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA”, è inconcepibile che in questa Regione si continui a non prendere sul serio tale argomento e si affidi il destino di questo settore nelle mani di una Commissione Tecnico Scientifica senza un ufficio fisso con il quale prendere contatti, senza una segreteria o qualcosa che vi somigli,
senza consentire pertanto all’utenza di entrare in contatto con la stessa, quantomeno per conoscere l’entità dei ritardi previsti per l’emissione di un parere allorquando sono già scaduti i termini perentori imposti dalla normativa per la conclusione del procedimento amministrativo, ma lo stesso risulta ancora nella fase “Trasmesso alla CTS per il Parere”.
In questa Regione tutto funziona come se non esistessero i termini perentori per la conclusione dei procedimenti amministrativi, il tutto peraltro senza che alla Commissione Tecnico Scientifica ed al suo Presidente Prof. Aurelio Angelini vengano riconosciute delle responsabilità in caso di mancato rispetto dei termini poiché per questo, la responsabilità, ricade sul responsabile del procedimento, individuato nel caso di specie sempre nel Dirigente del Servizio 1 dell’Assessorato Territorio e Ambiente Dott. Salvatore Di Martino, il quale, a sua volta, si discolpa sui ritardi rispondendo che, nonostante sia lui il responsabile del procedimento e dunque colui che per legge dovrebbe gestire le sorti e l’andamento dello stesso, egli non ha alcun potere nel far rispettare i termini poiché le tempistiche sono dettate unilateralmente dalla Commissione Tecnico Scientifica e, di conseguenza deduciamo, dal suo Presidente Prof. Aurelio Angelini. Sul tema, non si usi quale scusante quella che la presenza della Commissione Tecnico Scientifica assicura che si evitino gli “incresciosi eventi” accaduti negli ultimi anni all’interno degli Assessorati della Regione Siciliana, infatti è proprio il fatto
di non rispettare tempistiche imposte dalla legge che induce alcuni soggetti a “superare la fila” con la compiacenza sospetta, talvolta, di qualcuno.
Dunque, rispetto a quanto sopra, è chiaro come sia realmente fuori da ogni logica che i Procedimenti di Verifica di Assoggettabilità a VIA, necessari per ottenere le autorizzazioni necessarie alla realizzazione degli impianti  di produzione di energia rinnovabile, debbano subire le sorti e l’inerzia di chi, nascondendosi spesso dietro il carico eccessivo di lavoro, senza assumersi alcuna responsabilità, tratta la cosa pubblica come se fosse cosa
propria, disattendendo i termini perentori imposti dalla legge e dei quali il rispetto invece, viene da tutti auspicato per il raggiungimento degli obiettivi regionali, nazionali ed europei in tema di transizione ecologica.
Ma allora Presidente, chi è la Commissione Tecnico Scientifica? Chi rappresenta? Chi conferisce l’autorità a questa ed al suo Presidente Prof. Aurelio Angelini di stabilire tempi e tempistiche nelle quali gli impianti vanno autorizzati, derogando alle previsioni normative? Chi sorveglia sulla Commissione Tecnico Scientifica?
Perché nonostante i pessimi risultati riguardo lo smaltimento delle pratiche, l’Assessore Cordaro continua a dichiarare che: “Angelini non si tocca, lo abbiamo scelto noi”? A chi conviene tutto questo?
Perdoni lo sfogo Presidente, ma crediamo che questa sia la naturale reazione di una società che, in perfetta aderenza con quanto previsto nei piani di sviluppo delle energie rinnovabili a livello europeo, nazionale e regionale, i quali auspicano ad uno sviluppo degli impianti di produzione su terreni ormai pregiudicati nella loro produttività agricola come le cave esaurite, tenta di ricevere ormai da diversi mesi un parere finale in sede di Procedimento di Verifica di Assoggettabilità a VIA, relativamente ad un impianto fotovoltaico da realizzare
proprio su una cava esaurita, da collegarsi ad una sottostazione già esistente (quindi senza nessun nuovo impatto ambientale), per il quale è ormai è ampiamente decorso il termine perentorio imposto dalla legge. Solo per ricordarlo in questa sede, proprio il suo Governo ha previsto nella bozza del nuovo PEARS 2030 che: “Gli obiettivi strategici sopraindicati [1.100 MW di fotovoltaico a terra] devono essere, in primo luogo, perseguiti, come avvenuto in altre regioni meno dotate di risorsa solare, incentivando, […] l’installazione di impianti
fotovoltaici […] sulle aree dismesse (cave, miniere, discariche etc…)”. Ma con il sistema che attualmente è in essere, come si dovrebbe incentivare tale sviluppo? Come pensate di incoraggiare gli investimenti in questa Regione?
Ciò che rende gravissimo quanto sopra rappresentato è che, per tale progetto sono già stati spesi oltre due milioni di Euro da parte della società proponente, divisi tra il costo di acquisto della cava, la progettazione dell’impianto e l’acquisto della sottostazione, mediante un investimento interamente anticipato dalla società nell’errata convinzione che, essendo organizzato e pensato in modo tale da seguire pedissequamente i piani di sviluppo delle energie rinnovabili a livello europeo, nazionale e regionale, questo non avrebbe subito
particolari ritardi negli iter autorizzativi ed invece, nonostante ciò, continuare a subire inesorabilmente l’inerzia della Commissione Tecnico Scientifica e quella di chi, nonostante non vengano rispettati i termini perentori previsti dalla legge, continua a non subire nessuna ripercussione in tema di responsabilità amministrativa malgrado svolga la propria funzione nel peggiore dei modi e contribuisca anche a far perdere ai giovani la possibilità di trovare un occupazione in questa Regione. Pertanto, Presidente, ritornando alla domanda
precedente: “Ma con il sistema che attualmente è in essere, come si dovrebbe incentivare tale sviluppo?”, le possiamo assicurare da operatori del settore che così facendo, nonostante le potenzialità ambientali della Sicilia, si incentivano le aziende presenti sul territorio ad andare lontano da questa Regione e quelle che sono fuori a non immaginare neanche di investire qui. Questo poiché, a causa della burocrazia e dell’inefficienza, è sempre più forte la convinzione che chi vuol fare impresa legalmente e senza distribuire prebende in giro, senza avere nessuna amicizia politica, deve attendere il “proprio turno” stabilito arbitrariamente da qualche soggetto e non fare affidamento invece sulle tempistiche che la legge, in teoria, garantisce. Ciò che dispiace ancor di più e che crea molta rabbia non è solo il danno che da tutto quanto sopra deriva, ma la beffa. Infatti, come successo recentemente un’altra iniziativa, non appena la società si rivolge al TAR per la nomina del commissario ad acta che si sostituisca alla P.A. inadempiente con un ulteriore aggravio di spese, miracolosamente la Commissione Tecnico Scientifica si fa viva, emette il parere prima dell’udienza in Camera
di Consiglio, ma lo emette in maniera artificiosa esprimendosi negativamente sul progetto e rinviandolo, pertanto, al Procedimento di Verifica di Impatto Ambientale. Infatti, la Commissione Tecnico Scientifica non deve neanche attenersi a particolari motivazioni per esprimersi negativamente in sede di Procedimento di Verifica di Assoggettabilità a VIA e per rinviare un progetto a Procedimento di Verifica di Impatto Ambientale.
Tuttavia, così facendo, tiene in ostaggio l’interlocutore e lo condanna, semplicemente ed in pochi istanti, ad altri anni di lotta per ottenere un nuovo parere, questa volta in sede di Procedimento di Verifica di Impatto Ambientale.
Ma a chi giova tutto questo Presidente? A chi? Perché non si cambia il sistema? Non crede che si stiano perdendo ogni giorno occasioni per far crescere economicamente e socialmente questa Regione? Forse la verità è che aveva ragione Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo” quando scriveva che: “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”. Questa è la frase più vera che riassume l’operato di ogni governo che si succede alla Regione Siciliana, di qualsiasi colore politico ed anche il suo purtroppo Presidente Musumeci, poiché fa troppo comodo che questa terra venga tenuta legata, venga tenuta ostaggio e che sia
organizzata in modo tale da condannare chi non è suddito a stare fermo ed a subire le ingiustizie che ogni giorno gli vengono riservate.
Nel frattempo che tutto quanto sopra avviene, seppur chiaramente per chi sta da quel lato non cambia nulla, da questo lato passano i mesi, trascorrono gli anni e con essi cambiano i mercati, cambiano le tecnologie, cambiano gli scenari, cambia la sostenibilità economica dei progetti e si perdono occasioni, possibilità di investimento che nessuno ripaga. Ma se tutto questo dovesse non incuriosire o interessare, certamente dovrebbe farlo il fatto che così facendo si perdono anche tanti posti di lavoro e con essi tanti giovani che poi
decidono di lasciare questa terra per andare ad arricchire le altre regioni o le altre nazioni, i quali purtroppo vengono ricordati, con la solita retorica politica, solamente in occasione delle elezioni regionali o amministrative.
Con la presente Presidente, si coglie altresì l’occasione per trattare con lei il tema della gestione dei rifiuti in questa Regione. Si, perché sul tema delle autorizzazioni per poter trattare e trasformare i rifiuti in energia rinnovabile (biometano) è tutta un’altra storia, infatti probabilmente non basta neanche essere un suddito per ricevere un’autorizzazione, lì occorre proprio essere un prescelto per poter avere tale “privilegio”. Ciò, a scapito anche dei cittadini oltre che delle imprese che vorrebbero investire in questo settore, i quali si trovano
a dover pagare delle tariffe sensibilmente più alte di quelle che potrebbero essere in un mercato di libera concorrenza e che, infatti, vengono pagate in altre parti d’Italia e del mondo. Possiamo errare, ma sui rifiuti il piano appare più che mai chiaro e semplice. Senza gli incentivi dello Stato la realizzazione degli impianti di trattamento e trasformazione dei rifiuti in energia rinnovabile (biometano) non è economicamente sostenibile ed allora, considerato che gli incentivi scadono nel dicembre 2022, come si agisce? Semplice, si rallentano tutti i Procedimenti di Verifica di Assoggettabilità a VIA che non interessano, dopo un paio di anni questi vengono inviati artatamente al Procedimento di Verifica di Impatto Ambientale
senza ovviare a questo dando delle semplici prescrizioni ambientali e, così facendo, si mette nelle condizioni chiunque riceve tale ingiustizia di avere due alternative: la prima, fare ricorso al TAR, mentre la seconda di avventurarsi nel Procedimento di Verifica di Impatto Ambientale. In entrambi i casi, comunque, l’obiettivo verrà raggiunto e chi non è amico non riuscirà ad ottenere le autorizzazioni necessarie in tempo utile per realizzare l’impianto ed accedere alle tariffe incentivanti scadenti a fine 2022 e, conseguentemente, sarà fuori dalla possibilità di poter fare concorrenza nella gestione dei rifiuti in Sicilia. E allora Presidente, chi è il responsabile di tutto questo? Chi ha interesse in tutto questo? Chi consente che
tutto questo avvenga? Chi non impedisce che tutto questo avvenga? Chi vuole mantenere questa terra ancora ostaggio della povertà diffusa e della ricchezza per pochi a scapito dei cittadini? Chi sono i sudditi e chi sono monarchi di questa Regione? Perché non si lascia che tutto funzioni regolarmente? Perché non si lascia che vi sia una sana e libera concorrenza dalla quale la P.A. può solamente beneficiare tramite la riduzione delle tariffe sullo smaltimento rifiuti? A chi fa comodo tutto ciò? A chi fa comodo avere delle tariffe sui rifiuti così alte?
Solo per futura memoria Presidente, è opportuno che lei sappia che l’impianto dello scrivente gruppo societario idoneo a trattare e trasformare i rifiuti in energia rinnovabile (biometano) sito ad Agrigento, per il quale tuttavia mediante le dinamiche di cui sopra siamo stati costretti ad agire dinanzi al TAR, potrebbe garantire l’applicazione di una tariffa per il recupero della FORSU pari a 65,00 Euro/Tonnellata (prezzo già offerto al Comune di Agrigento) rispetto agli attuali 150,00 Euro/Tonnellata pagati. Sono tutte queste le domande che noi oggi affidiamo alla sua attenzione con la presente, sperando che lei le possa e le voglia chiarire in replica pubblica a tutta la collettività. In parte, peraltro, con altri termini, sono le stesse che Lei stesso pose dinanzi all’ARS nel novembre 2019, quando prese la parola in aula e chiese a gran voce: “Adesso chi è che ringrazia questo stop alla legge sui rifiuti? Chi ringrazia? Chi abbiamo fatto contento fuori da questo palazzo? Chi? Chi abbiamo fatto contento? Chi? Chi? Chi abbiamo fatto contento? Chi vuole bloccare questo disegno di legge? Chi è che vuole bloccare gli indebitamenti? Chi vuole bloccare che la criminalità continui a mettere le mani? Chi? Chi? Chi?”
Questa Presidente, si tiene a precisare, è una lettera priva di colore politico ed apartitica, redatta da una realtà imprenditoriale che avrebbe voluto continuare ad investire in questa Regione molto di più di quello che sta facendo attualmente e che da questo Governo, come dai precedenti, le viene impedito. Infatti, tutto quanto sopra lo avremmo voluto chiedere in modo meno plateale rispetto a questa pubblicazione, ma purtroppo le nostre richieste formali, seppur seguite da alcuni solleciti del suo Ufficio di Gabinetto agli organi di competenza, sono rimaste inaudite e l’inerzia degli uffici dell’Assessorato Territorio e Ambiente e della Commissione Tecnico Scientifica continua a cagionare non pochi danni alla società scrivente.

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