“Intercettazioni”, tra Nordio, De Lucia e Di Matteo

L’annunciata riforma delle intercettazioni è un grave depotenziamento della lotta alla mafia e alla corruzione: Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo replicano a Carlo Nordio.

Carlo Nordio

Il neo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, magistrato, ha esposto in Commissione parlamentare le ipotesi di alcune riforme del codice penale, di procedura penale e non solo. E tanto è bastato che, seppur si sia allo stato embrionale delle intenzioni, si sollevasse un vespaio di polemiche da parte soprattutto degli addetti ai lavori. E un addetto ai lavori “eccellente” è il neo procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia, che tuona: “Il Parlamento non tocchi niente della legislazione antimafia. Ogni volta che si tocca il sistema, in qualche misura si creano degli scompensi. E’ una macchina, quella della legislazione antimafia, che il mondo ci invidia. Toccare questa legislazione comporta una responsabilità politica, perché la si indebolisce”. Uno dei tizzoni più incandescenti del potenziale incendio provocato dalle riforme annunciate sono le intercettazioni. Carlo Nordio al Senato ha annunciato: “Occorre una profonda revisione della disciplina delle intercettazioni, e vigileremo in modo rigoroso su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria. Le intercettazioni, attraverso la diffusione selezionata e pilotata, sono diventate strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica”. E poi ha aggiunto minaccioso: “Sarò estremamente rigoroso. Ogni qualvolta un domani usciranno violazioni del segreto istruttorio in tema di intercettazioni, l’ispezione sarà immediata e rigorosa. Non è ammissibile che le conversazioni che riguardano la vita privata di cittadini che non sono nemmeno indagati finiscano sui giornali”. Il procuratore di Palermo replica: “Si fa un gran parlare del tema delle intercettazioni: sono certamente uno strumento tremendamente invasivo nella vita delle persone e quindi devono essere usate in maniera accorta. Ma nel 21esimo secolo, in cui tutti hanno un telefono cellulare in mano, e più di noi l’hanno le organizzazioni criminali, rinunciare o limitare il potere della magistratura rispetto a questo tipo di strumento di investigazione vuole dire oggettivamente creare un enorme problema alle indagini antimafia”. E poi Maurizio De Lucia ha precisato: “Dico questo senza prendere alcuna parte politica. E’ una questione squisitamente tecnica. I mafiosi per organizzare un traffico di stupefacenti non possono fare altro che usare strumenti tecnologici avanzati, e lo Stato ha il dovere di ricercare gli strumenti più adeguati per contrastare queste loro attività. Senza questi strumenti non potremo mai fare quello che dobbiamo fare nei confronti dei mafiosi e della corruzione che ha la stessa natura di reato segreto. Bisogna fare davvero attenzione” – conclude. Ed anche l’ex pubblico ministero a Palermo, adesso consigliere togato del Csm, Nino Di Matteo, sull’argomento delle intercettazioni così si rivolge al ministro Nordio: “Non capisco come si possa ignorare che, anche grazie alle intercettazioni, sia stato possibile individuare responsabili e moventi di stragi, come la strage di Capaci, e altri gravissimi delitti che hanno messo in pericolo la nostra democrazia. E poi siano stati evitati numerosi altri omicidi, o individuati, sequestrati e confiscati ingenti patrimoni illeciti, o sia stato possibile scoprire i responsabili di gravi reati contro donne, anziani e minori, o ricostruire gravi vicende corruttive, così come collusioni e contiguità mafiose di politici, amministratori, imprenditori ed esponenti infedeli delle istituzioni. Ignorare questi incontestabili dati di fatto potrebbe portare ad un pericoloso depotenziamento di uno strumento di indagine che si è rivelato fondamentale per la ricerca della verità e la tutela della legalità nel nostro Paese”.

teleacras angelo ruoppolo

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