I soldi dell’Enel, erogati come misura compensativa per il rigassificatore, peraltro mai realizzato, usati per “drogare” il bilancio. I fondi versati dalla multinazionale sarebbero stati di gran lunga inferiori a quelli inseriti nell’apposito capitolo delle entrate, con la conseguenza che sarebbe stato occultato un “buco” di bilancio di circa 3 milioni di euro che, qualora dichiarato, avrebbe fatto scattare le sanzioni previste dai Comuni per il mancato rispetto del Patto di stabilità.

È quanto ipotizzano i pubblici ministeri Chiara Bisso e Simona Faga che hanno formulato, a carico dell’ex sindaco di Porto Empedocle, nonché attuale primo cittadino di Agrigento, Calogero Firetto, ben tre capi di imputazione di “falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici”.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio, sembra in qualche modo connessa al processo contabile, concluso di recente con l’assoluzione dello stesso Firetto e di Salvatore Alesci, allora dirigente dei Servizi finanziari del Comune empedoclino, anch’egli indagato dai pm agrigentini per falso.

Otto, in tutto, gli indagati. Oltre a Firetto e Alesci sono finiti sotto inchiesta i componenti dei collegi dei revisori dei conti degli anni 2012, 2013 e 2014. Si tratta di Francesco Maria Coppa, Rosetta Prato, Carmelo Presti, Enrico Fiannaca, Ezio Veneziano ed Ennio Saeva.

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