Un giovane giornalista siciliano, Cirino Cristaldi, ha recentemente dato alle stampe, per i tipi di Bonfirraro editore, un interessantissimo saggio dal titolo “La mafia e i suoi stereotipi televisivi” dal quale emerge, tra gli altri, un dato estremamente allarmante: nel mondo, al termine Sicilia viene accostata la parola mafia nel 64% dei casi, mentre solo nel 6% dei casi viene accostata l’Italia, nel 4% le vacanze, nel 3% il mare, nel 2% il Mediterraneo e l’Isola.

Secondo i dati pubblicati da Cristaldi, che sono frutto di una ricerca statisticamente supportata da un metodo attendibile di rilevazione, svolta in ben 11 Paesi del mondo, luoghi come l’Etna, Cefalù, la Valle dei Templi vengono accostati alla Sicilia soltanto nell’uno per cento dei casi.

Scomponendo i risultati citati per fascia d’età, ci si accorge poi che la sinonimia mafia/Sicilia si registra, addirittura, nel 69,7% dei giovani di età compresa fra i 18 e i 35 anni, mentre scende al 55,9% nella fascia che supera i 51 anni.

La ricerca di Cristaldi assume un ulteriore valore sociopolitico quando si scopre che il termine mafia, comunque espresso, viene associato alla parola Italia nel 66% dei casi.

Insomma, la sinonimia tra mafia e Sicilia e tra mafia e Italia assume un valore, anzi direi proprio un disvalore, veramente notevole, quanto estremamente allarmante, sul quale bisognerebbe molto riflettere e sul quale dovrebbero riflettere soprattutto i nostri amministratori pubblici, quando varano le loro campagne promozionali.

Di chi è la colpa di una tale situazione, che ovviamente riverbera sui dati delle presenze turistiche nella nostra regione?

Per fortuna non solo dei cittadini siciliani o degli italiani, dato che gran parte di essa è certamente attribuibile alla letteratura di cassetta, alla cinematografia internazionale e allo stucchevole merchandising rinvenibile sulle bancarelle di tutte le nostre località più rinomate.

C’è però anche un responsabilità politica non indifferente, ascrivibile proprio alla classe dirigente locale, che riguarda un inadeguato approccio al problema. Se da una parte sarebbe grave negare la mafia, infatti, dall’altra è certamente criminale farla diventare un vero e proprio brand di segno negativo.

A buoni intenditori poche parole!

Salvo Fleres

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