Come diffusamente spiegato, il Prof. CUVA, alle prese con la ricerca di materiale giurisprudenziale “per Marco”, ossia delle informazioni sull’indagine da riferire al Col. D’AGATA, differiva ripetutamente l’appuntamento con quest’ultimo, in quanto, medio tempore, non era riuscito a ricevere alcunché dal “Professore SCAGLIONE”.
Ergo, il “Professore SCAGLIONE” è la fonte di CUVA.
In effetti a Palermo “esiste uno SCAGLIONE Antonio, Professore di diritto processuale penale presso l’Università di Palermo, ove è stato Rettore dal 2010 al 2015 nonché vice presidente del Consiglio della Magistratura Militare, figlio del magistrato ucciso nel 1971” (C.N.R. cit., p. 750), solo che, dagli accertamenti esperiti sui tabulati telefonici del professore e della moglie, emergeva che il docente, pur conoscendo CUVA, non si era affatto relazionato con quest’ultimo nei momenti nei quali, secondo il tenore testuale delle conversazioni tra D’AGATA e CUVA, ciò sarebbe avvenuto (ibidem).
Per converso è stato acclarato che la persona che nel “primo pomeriggio” del 23 gennaio 2016, come riferito da CUVA a D’AGATA nella conversazione del giorno dopo, aveva incontrato lo stesso CUVA, non era il Prof. SCAGLIONE, come da lui affermato, ma il Sen. Renato SCHIFANI, il quale, inoltre, è lo stesso soggetto che CUVA aveva incontrato a pranzo il 31 gennaio successivo, prima di convocare d’urgenza il Colonnello D’AGATA.
Invero, con riferimento all’incontro del pomeriggio del 23 gennaio, “l’analisi dei tabulati restituiva il dato che il CUVA si fosse sentito con l’On. Renato SCHIFANI, alle ore 14.29 del 23.1.2016, con l’utenza 349+++++++. […] Dopo questo contatto con l’On. SCHIFANI, l’utenza del CUVA non censiva più alcuna cella perché aveva spento il telefono. Infatti, il telefono per così dire “riappariva” solo alle successive ore 16.59 e la cella agganciata dalla sua utenza era quella di via *******, posta – come calcolato con precisione col sistema denominato “Sfera” – a 65 mt di distanza dall’abitazione palermitana dello SCHIFANI, sita in quella via *******. […] Pertanto, è l’onorevole SCHIFANI il soggetto che il CUVA aveva incontrato quel pomeriggio ed è lo SCHIFANI che doveva fornirgli le notizie che, poi, a sua volta, il CUVA avrebbe dovuto girare al D’AGATA. Circostanza quest’ultima riscontrata pienamente dal fatto che, appena uscito da casa del politico, il CUVA chiamava immediatamente il D’AGATA, con un primo veloce contatto alle ore 17.09 che si registrava sulle loro utenze “ufficiali” e con un secondo contatto delle ore 17.19 che si registrava, invece, sulle loro utenze “citofono”. Il CUVA, perciò, lo richiamava non appena giunto presso la propria abitazione, ove provvedeva ad accendere questa utenza (vds All. nr.04 – nota trasmissione complessiva tabulati nr. 1062/2017 cat. II Mob. SCO- 3° Gruppo del 26.04.2017).
[…]
Ciò nonostante il D’AGATA, l’indomani, 24.1.2016, richiamava il CUVA perché ansioso di sapere se avesse ottenuto qualche informazione in più ed il CUVA un po’ si infastidiva, dicendogli – quindi traendosi in inganno – che già ne avevano parlato ieri e in così breve lasso di tempo non ci sarebbero potute essere ulteriori novità che lo riguardavano (C.N.R. cit., da p. 751).
Anche in ordine all’appuntamento avuto da CUVA il 31 gennaio, poco prima di chiamare D’AGATA e riversargli la notizia sulle sue intercettazioni, è stata acquisita la certezza che la persona incontrata fosse il Sen. Renato SCHIFANI.
Infatti, come spiegato nella C.N.R. più volte menzionata (da p. 771) testé menzionata, “Molto probabilmente quella notizia che il D34GATA attendeva con ansia e frenesia, veniva appresa dal CUVA quello stesso pomeriggio del 31 gennaio 2016, vista l’urgenza con la quale poi diceva al D’AGATA di raggiungerlo a Palermo. Nella ricostruzione emersa dalla disamina dei tabulati delle utenze in uso al CUVA, si evinceva che, nella giornata del 31.1.2016, dalle ore 14.07 alle ore 15.36, il CUVA si trovava a pranzo nella zona del lungomare di Mondello.
Dall’analisi dei tabulati emergeva che il CUVA fosse a pranzo con la moglie DE ROSA Antonella e con i coniugi SCHIFANI. In particolare, dall’analisi dei tabulati emergeva che, alle ore 10.33 di quel giorno OLIVERI Francesca, moglie del Senatore SCHIFANI, contattava un’utenza fissa attestata presso il ristorante “TELIMAR”, sito in Lungomare Cristoforo Colombo in località Mondello di Palermo. Nel dettaglio, la disamina degli spostamenti delle utenze in uso al CUVA in base alle celle censite dalle medesime permetteva di accertare che egli, nella giornata del 31.1.2016, dalle ore 14.07 alle ore 15.36, si trovasse a pranzo nella zona del lungomare di Mondello, dato che la sua utenza veniva censita, in quell’arco di tempo, da una cella ubicata in Lungomare Cristoforo Colombo di Mondello (ove, come detto, insiste il ristorante TELIMAR). Anche l’utenza della moglie del CUVA, DE ROSA Antonella, quel giorno, ed alle ore 14.05, veniva localizzata in Lungomare Cristoforo Colombo; così come l’utenza della moglie del Senatore SCHIFANI, OLIVERI Francesca dalle 14.18 alle 14.59, che agganciava una cella ubicata sul Lungomare Cristoforo Colombo. In conclusione, può dirsi accertato che tra le 14.00 circa e le 15.30 circa del 31.01.2016 l’utenza di CUVA veniva localizzata nella zona in cui si trovava, oltre che quella della propria moglie, anche l’utenza della moglie del Senatore Renato SCHIFANI, OLIVERI Francesca.
[…]
Dopo il pranzo, l’analisi dei tabulati consentiva di acquisire ulteriori dati che saranno
di seguito illustrati:
alle ore 15.28, il CUVA chiamava (contatto voce di 428 secondi) il Generale Teo LUZI, Comandante del Comando Provinciale di Milano;
poco dopo, alle ore 15.45, il CUVA riceveva una telefonata da un ‘utenza intesta a Candela Maria, moglie dell’Avv. FERRERA;
alle ore 15.52, l’utenza della OLIVERI Francesca (in movimento da Mondello verso la propria abitazione) contattava l’utenza del senatore SCHIFANI, che si trova va a pochissima distanza da quella della moglie;
alle ore 15.58, il CUVA tentava di mettersi in contatto con il D’AGATA Giuseppe, utilizzando utenze “insospettabili”: infatti, con l’utenza nr. 389+++++++ in uso al figlio Vincenzo chiamava D’AGATA Marco, il figlio di D’AGATA Giuseppe, ma l’utenza di quest’ultimo era spenta.
poco dopo, quest’ultimo tentava di mettersi in contatto, utilizzando un’utenza citofono intestata al suocero BATTIATO Giovanni (di cui si dirà più avanti) con il CUVA chiamandolo ad altra utenza citofono in uso a quest’ultimo intestata a MAZZAROTTI Antonio Pellegrino, generale della Guardia di Finanza, ma il CUVA non rispondeva poiché tale utenza l’aveva verosimilmente lasciata a casa. Infatti, poco dopo, recuperata l’utenza citofono il CUVA contattava il Dí4GATA. Le celle censite dalle utenze di tutti i summenzionati protagonisti permettevano di chiarire che tutti si allontanavano dal lungomare Cristoforo Colombo intorno alle ore 15.30″.

La ricostruzione che precede non può essere censurata, in quanto rappresenta il report fedele di dati tecnici oggettivi. D’altro canto, provando ad esplorare interpretazioni alternative dei medesimi dati e
ad ipotizzare, per esempio, che la fonte di CUVA fosse stato il Gen. Teo LUZI, con il quale, come visto, era pure intercorsa una conversazione telefonica nello stesso 31 gennaio, non può non rilevarsi, in senso contrario, come tra CUVA e LUZI non fosse avvenuto alcun altro contatto telefonico nel corso del mese (C.N.R. cit., p. 775; cfr. anche annotazione di P.G., all. 4 alla predetta comunicazione di notizia di reato).
Quanto alla telefonata ricevuta da CUVA e partita da un’utenza intestata a Maria CANDELA, moglie dell’Avv. FERRERA, collega di studio dello stesso CUVA, deve rilevarsi come FERRERA e la moglie risultino soggetti completamente estranei all’indagine.
Non solo, ma vi è un elemento che rende inane ogni operazione di censimento di interpretazioni alternative a quella per cui il Professore SCAGLIONE è soltanto il “nome d’arte” del Sen. SCHIFANI.
Infatti, è la stessa Rosa BATTIATO che, conversando in auto con il marito, il Col. D’AGATA, lungo il tragitto per Palermo ove incontreranno CUVA e riceveranno la notizia delle intercettazioni sul loro conto, a dichiarare, intuendo già il motivo dell’incontro imminente, che è SCHIFANI che, tramite il menzionato CUVA, riversa al marito le informazioni segrete, provenienti dal Gen. ESPOSITO.
[…] Alla luce di quanto precede, dunque, non è possibile dubitare che SCHIFANI sia stata realmente la fonte attraverso la quale CUVA attingeva le notizie segrete che riversava a D’AGATA, e che tale filiera fu seguita certamente per trasmettere la notizia delle intercettazioni sul colonnello.
E del resto, ciò che può apparire a questo punto un mero orpello ornamentale, è indubbio che i rapporti tra SCHIFANI e CUVA fossero massimamente fiduciari, se si considera che quest’ultimo “avvocato, specialista in materia tributaria, e professore presso l’Università degli Studi di Palermo” è stato anche “consulente, tra le altre cose, della presidenza del Consiglio dei Ministri ed anche dello stesso presidente del Senato quando tale carica era rivestita dall’on. Renato SCHIFANI, come evinto dall’articolo pubblicato sul sito on-line de “Il Giornale di Sicllia” del 23.2.2010″ (C.N.R. cit., p. 684; cfr. anche all. n. 241 dell’informativa).

 

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