Dalle estorsioni a tappeto al controllo della droga e chi non si piegava rischiava di essere ammazzato. La violenza non era un problema per il gruppo armato di Cosa Nostra del Borgo Vecchio a Palermo. La famiglia si era riorganizzata dopo l’operazione che nel novembre del 2017 aveva smantellato la cosca. E lo aveva fatto sotto la guida di un uomo: Angelo Monti

 

Monti era uscito dal carcere proprio alal fine del 2017 e si era dedicato, secondo mgli inquirenti, a riorganizzare la famiglia in modo militare. Ad accertarlo sarebbero state le intercettazioni.

“È pure ti vuole conoscere una persona qua del Borgo che comanda il Borgo, un pezzo da novanta, non un pezzo di quaranta, un pezzo da novanta. – dicevano gli uomini del Borgo intercettati – Ma no che Comanda? Comanda, Comanda, nel senso è meglio di mio padrino nel senso come comandare. Ti dico solo il nome. Angelo il cognome non te lo dico non è giusto”.

Nell’organizzazione c’era un uomo alla guida di ogni gruppo. Le azioni violente, quelle criminali ‘pure’ erano affidate, secondo gli inquirenti, a Salvatore Guarino. Uccidere, per la mafia del Borgo Vecchioo, era un punto di orgoglio e ferire soltanto quasi un’onta

“Pulisci tutte le impronte Giuvà. Giuvà, Giuvà tu fai cose…- dicono gli uomini della cosca in piazza incontrado il killer senza sapere di essere intercettati in ambientale – com’è chi un ‘ca facisti a ammazzallo” E lui, tranquillo risponde “tanto muore dissanguato”. E la risposta agghiacciante “e speriamo che muore dissanguato almeno”

Le cosche organizzavano il pizzo ma gli uomini della mafia stavano attendi verificando a chi domandarlo e a chi fosse, invece, meglio evitare di presentare richieste estorsive perchè avrebbe potuto denunciare.

“Na sta carnezzeria sì, c’ca ci puoi ire – è il contenuto di un’altra intercettazione dentro un negozio – e anci ni chisto ca chisto paò”. Poi una avvertenza “Chisto è sbirro, un ci iri” Ma la reazione è violenta e minacciosa “qui ci fussi di pigghiari tutte cose ‘te manu” come a dire che sarebbge necessario organizzare attentati contro chi non paga e minaccia di denunciare.

Il controllo, però riguardava anche le tifoserie calcistiche e le feste patronali

“Iddu porta cose, dice ‘ca ci bloccano a feste” si lamenta il referente mafioso delle feste patronali quello che vuole indicare cantanti da scrittura re e chi non far lavorare “Io l’haiu a diri chi può cantari e cu no. Poi ci dissi fatti un tatuaggio che ti scrivi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e si risolvono tutti i problemi”. Insomma la finta memoria degli eroi antimafia usata come scusa per fare passare comunque i cantanti sponsorizzati da Cosa Nostra.

E per pagare i costi della festa controllata dal gruppo criminale si organizzavano le riffe, vere e proprie estrazioni di premi abusive e fuori controllo. Comprare i biglietti era quasi un obbligo

Poi c’era anche chi organizzava lo spaccio sempre sotto l’egida dello stesso luogotenente ovvero il nipote del capo Jari Massimiliano Ingarao

Ma i mafiosi avevano fatto male i conti. Fra pizzo, riffe obbligatorie e spacciatori che operavano vicino alle botteghe mettendo a rischio gli affari alla fine la pressione esercitata su commercianti e piccoli imprenditori era troppa e i commercianti dello storico mercato si sono ribellati e sono andati ai carabinieri in messa.

 

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