Di Pietro Cavallotti – Il Tribunale di Palermo ha dichiarato il fallimento della società che ci avevano riconsegnato dopo sette anni e mezzo di amministrazione giudiziaria.

Non c’è rabbia. C’è solo estrema consapevolezza.

Non ce l’ho con quell’amministratore giudiziario che nel 2010 segnalò al Tribunale la nostra società

Non ce l’ho con con coloro che fecero delle indagini piene zeppe di errori.

Non ce l’ho con quel Pubblico Ministero che chiese il sequestro.

Non ce l’ho con quei giudici che sequestrarono senza leggere nulla.

Non ce l’ho con gli amministratori giudiziari che hanno distrutto ciò che si era realizzato con il sacrificio e i lavoro di tante persone.

Non ce l’ho con nessuno dei responsabili di questo disastro perché ho studiato e visto abbastanza per capire che il nostro non è un caso isolato di errore giudiziario. È il sistema, è una legge che non funziona; una legge fatta scientificamente per produrre questi risultati.

Sono semplicemente deluso da uno Stato sordo e cieco che distrugge, che non aiuta i suoi cittadini, che non pone rimedio agli errori che causa. Soprattutto quando gli errori stravolgono la vita di intere famiglie.

Noi, di fatto, siamo passati dalla sezione misure di prevenzione alla sezione fallimentare. Da un amministratore giudiziario a un curatore fallimentare.

Tutto questo non ha senso. Il senso è stato solo quello di liquidare compensi agli amministratori giudiziari, ai loro coadiutori, ai Periti nominati dal Tribunale. Il senso è stato la prima pagina sul giornale.

È tempo di porre fine a tutte queste vergogne.

Dispiace per i fornitori e per i dipendenti. Ma, soprattutto, dispiace per noi che abbiamo perso il frutto del nostro lavoro.

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