Proseguono le arringhe difensive al processo d’Appello sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi. L’intervento del secondo difensore di Marcello Dell’Utri.

Lo scorso 7 giugno, al processo di secondo grado in corso innanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, la Procura Generale, a conclusione della requisitoria, ha invocato la conferma delle condanne inflitte in primo grado il 20 aprile del 2018. E dunque, tra gli altri, 12 anni di reclusione a carico dell’ex senatore, Marcello Dell’Utri. Ebbene, adesso, nell’aula bunker del carcere “Pagliarelli” a Palermo, sono proseguite le arringhe difensive e, dopo l’ avvocato Francesco Centonze, intervenuto la scorsa udienza, adesso a difesa di Dell’Utri ha arringato l’avvocato Tullio Padovani, che, in sintesi, ha affermato: “Ricorre un deserto probatorio. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono contraddittorie. Vi sono assurdità inserite nella narrazione del processo per tamponare falle. E’ un’offesa al diritto penale moderno. I provvedimenti giudiziari sono rispettati solo se convengono”. Poi, più nel dettaglio su quanto raccontato dai pentiti Giovanni Brusca e Salvatore Cucuzza sui presunti incontri tra Dell’Utri e Vittorio Mangano, mafioso per anni stalliere nella villa ad Arcore di Silvio Berlusconi, l’avvocato Padovani ha aggiunto: “Cucuzza non collima con Brusca. Brusca parla di un solo incontro a marzo 1994 prima del governo Berlusconi, e parla di minaccia stragista riferita al governo: ma se il governo ancora non c’era? Mentre Cucuzza riferisce di due incontri tra lo stalliere di Arcore e l’ex senatore Marcello Dell’Utri: come è che Brusca non ne sa nulla? Brusca parla di minaccia esplicita, Cucuzza parla di un portatore di interessi in azione. La verità è che la prova degli incontri in cui Mangano avrebbe riferito la minaccia stragista di Cosa Nostra a Dell’Utri per indurre a miti consigli Berlusconi, e farlo trattare, non esiste. Non c’è uno straccio di prova che gli incontri siano avvenuti. Inoltre è stata la stessa Corte d’Assise di primo grado a declassare la minaccia indicata nel capo di imputazione a semplice pressione. Dunque, se non percepisco la minaccia, come posso essere condizionato? Ancora la Corte d’Assise che ha condannato Marcello Dell’Utri arriva a dire che non c’è dubbio che lui, Dell’Utri, abbia riferito a Berlusconi i suoi rapporti e i suoi incontri con Mangano. Quindi non parliamo più di Dell’Utri che riferisce cose specifiche a Berlusconi, ma di uno, Dell’Utri, che ha relazioni con Cosa Nostra, tramite Mangano. Se fosse così torniamo all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa da cui, per i fatti successivi al 1992, Dell’Utri è stato assolto. E’ un modo disinvolto di trattare le sentenze, che si assumono solo se ci conviene”. Poi, in conclusione, l’avvocato Tullio Padovani è intervenuto così: “Marcello Dell’Utri è perfettamente innocente. A suo carico, in termini fattuali, non c’è nulla. Lui non c’entra nulla. Questo processo è, per molti peculiari aspetti, di portata storica. Mi sono reso conto che si agitano questioni di fondo che superano largamente le posizioni dei singoli imputati, che sono la carne viva su cui il processo opera e agisce”.

fonte teleacras angelo ruoppolo

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