Ogni pezzo del centrodestra ha rivendicato la candidatura a Sindaco di Palermo come passaggio fondamentale per la successiva scadenza delle regionali.

E questo, ancorché essere un ostacolo all’individuazione di un candidato, fa parte purtroppo di un percorso in qualche modo necessario.

Finchè non esiste altro sistema di selezione delle candidature a sindaco che quello del consenso dei partiti e del braccio di ferro tra le diverse forze politiche, la scelta passa attraverso un complicato sistema di imposizione e rimozione di veti incrociati.

Sono le leggi di una politica vecchia e incapace di produrre sintesi e di individuare un metodo condiviso di scelta del candidato.

Ma quello che vale in un piccolo comune non può valere per la città di Palermo.

Una grande città di quasi 700.000 abitanti (la quinta per popolazione in Italia), amministrata fino ad oggi in modo disastroso, centro di un’area metropolitana di oltre un milione e duecentomila abitanti, non ha bisogno di un sindaco espressione del semplice equilibrio tra i partiti.

Ha bisogno invece di un sindaco competente e autorevole, che sia in grado di affrontare i terribili problemi della città, dai trasporti ai rifiuti, alle bare insepolte, e non venga travolto dall’enormità delle questioni.

Un sindaco che sappia coniugare onestà e buongoverno con professionalità e programmazione.

Non esiste un mestiere più complicato di quello di sindaco di una città come Palermo e al solo pensarci viene la pelle d’oca.

Occorre dirselo con chiarezza: fare il sindaco di Palermo non è una tappa di una carriera, rischia anzi di diventare il tappo per una carriera.

E allora l’altra caratteristica che il candidato deve avere è il riconoscimento collettivo di rappresentare l’intero centrodestra prima ancora che il suo partito.

Tutti sanno che, se non si arriva a un’ipotesi unitaria, a scegliere sarà il tavolo nazionale.

Nulla di scandaloso, ma Palermo merita un candidato scelto da tutti, unitariamente, a Palermo.

PALERMO: LA SFIDA PER LA SINDACATURA

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