Due giorni fa apprendo che il mio libro “Sbirromafia” è sotto indagine dal 2020 a seguito di una querela per diffamazione aggravata promossa da un primo dirigente della Polizia di Stato, che si è opposto all’archiviazione della stessa da parte della Procura della Repubblica di Ragusa, che ne aveva rilevato l’insussistenza. Resto sorpreso e amareggiato da tutto ciò. Non sono sereno, piuttosto sono stanco. A distanza di 15 anni, una cappa omertosa in seno alle istituzioni copre gli eventi del 3 dicembre 2007. Una verità inconfessabile. Di buono c’è che, grazie a questo attacco giudiziario, dalle note riservate della Questura di Caltanissetta, rese pubbliche dall’opposizione all’archiviazione di questa querela, acquisisco nuovi elementi utili alla conoscenza della verità nel “caso Emmanuello”, informazioni che non avrei mai potuto reperire altrimenti, utilissime per “Sbirromafia 2.0”. Tanto sentivo di comunicare qui, in rispetto dei lettori di “Sbirromafia” e del diritto di sapere dell’opinione pubblica. Non rinnego ciò che ho scritto in “Sbirromafia” e non arretro di un millimetro. Sono in missione per conto della Verità, da solo, in un contesto dove la paura di parlare, di mettersi contro i potenti, è la normalità. Da Montante una parte importante delle istituzioni e della politica si è lasciata corrompere. Ma pure i giornalisti non sono stati da meno, tacendo sulle storie di “Sbirromafia”. Carriera e quieto vivere. Vedremo …

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