La visita del Presidente della Commissione Nazionale Antimafia Nicola Morra a Racalmuto, accompagnato dall’ex sindaco Salvatore Petrotto, autore del libro ‘Il sistema Montante’, è un segnale chiaro nell’ottica del ripristino dei valori autentici che stanno alla base della vera lotta alla mafia. Nicola Morra ha visitato i luoghi del cuore del paese di Leonardo Sciascia e gli scrigni che custodiscono le sue suggestive memorie  artistico-letterarie, primo fra tutti la prestigiosa Fondazione a lui dedicata. Si tratta di uno dei più preziosi patrimoni culturali messo a disposizione di studiosi e ricercatori, dei giovani delle scuole e delle università, per tramandare, a futura memoria, l’inestimabile valore di quanto è contenuto nei romanzi e nei saggi di chi, per primo, ha ricostruito in Italia, qual era ed è purtroppo ancora la mappa dei poteri deviati e delle imposture di Stato. Poteri deviati che purtroppo continuano ad inquinare le Istituzioni, mettendo a repentaglio i sacrosanti valori di libertà e giustizia. Potremmo dire che ciò che continua a succedere era già stato previsto e descritto da Sciascia, a partire dal suo primo capolavoro,  interamente dedicato a Racalmuto, ossia ‘Le parrocchie di Regalpetra’; per proseguire poi con ‘Il giorno della civetta’, con ‘A ciascuno il suo’, ‘Todo Modo’, ‘Il contesto’, ‘L’affaire Moro’, ‘La Sicilia come metafora’, giù giù sino ad ‘Una storia semplice’, tanto per citare alcuni suoi capolavori. Senza considerare anche le sue salvifiche polemiche riguardanti l’affermazione di quella che oggi, proprio grazie a Sciascia, siamo costretti a rivendicarla a più non posso, facendo ricorso ad una sua asserzione tautologica. Ci riferiamo alla cosiddetta ‘Giustizia Giusta’, di cui un’intero popolo, quello italiano, ne sente da sempre la mancanza, alla luce anche di ciò che ha svelato un testimone oculare di come funziona il pianeta giustizia in Italia, ossia l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara. Storia di sempre, direte, ma che oggi è ormai stata svelata anche nei minimi particolari. Si tratta com’è noto di sentenze e carriere di moltissimi magistrati tutte quante pilotate, di insabiamenti ed archiviazioni sospette. Il tutto finalizzato a favorire delle lobby di potere che non hanno nulla a che spartire col popolo italiano, a cui formalmente si fa riferimento nelle aule di tribunale, quando vengono lette le sentenze, precedute da quella che spesso diventa un’affermazione carica soltanto di una sterile, quanto devastante ipocrisia. Ci riferiamo  ovviamente a quella frase di rito, ‘in nome del popolo italiano’ che, quando esce dalla bocca di  molti giudici dalla carriera facile, per non dire altro, sembra un vile ed insopportabile affronto contro chi ha combattuto e versato il suo sangue per affermare, concretamente e non a parole, i valori supremi di giustizia e libertà.

Ma Sciascia anche riguardo alla perversa amministrazione della giustizia in Italia ci aveva visto lungo. Non solo quando si è occupato dell’affaire Moro e del caso Tortora, ma anche, com’è noto, quando nel 1987, con un memorabile articolo pubblicato dal Corriere della Sera, si soffermó sul pericolo costituito da quella che, dopo la sua morte, si sarebbe trasformata in una vera e propria crociata contro ogni forma di razionalità e di affermazione dello Stato di Diritto. Ci riferiamo ovviamente alla finta lotta contro la mafia dei finti paladini dell’antimafia. Si tratta di impostori, di falsi professionisti dell’antimafia, di compari di mafiosi, di gente dedita alla calunnia ed alla corruzione, i cui nomi oggi arricchiscono sempre di più i casellari giudiziari.

Nicola Morra, all’indomani della visita racalmutese, si confronterà con Luca Palamara a Barcellona Pozzo di Gotto, assieme al giornalista Enzo Basso. Il tema è ovviamente scontato. Si parlerà di ‘Lobby & logge’ dentro e fuori la magistratura. Era già reduce di altri due appuntamenti a Lercara Friddi, paese di Lucky Luciano e Frank Sinatra ed a Cammarata, paese del Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, dove, assieme a Joseph Morici ha presentato il libro di Marco Bova, ‘Latitante di Stato’, in cui si descrivono i depistaggi che finora non hanno consentito la cattura del boss Matteo Messina Denaro. In tema di depistaggi e di inquinamento di prove, purtroppo in Italia non ci siamo fatti mancare nulla. Sin dai tempi del bandito Giuliano, passando attraverso l’eversione nera e le numerose stragi di Stato sino ad arrivare alle controverse catture di Riina e Provenzano ed ai più recenti depistaggi riguardanti Capaci e via D’Amelio.

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