E’ in corso il processo di primo grado ai presunti responsabili della morte di Aldo Naro, 25 anni, di San Cataldo, appena laureato in Medicina, vittima di una rissa nella discoteca “Goa” allo Zen a Palermo la notte di una festa di Carnevale, tra il 13 e il 14 febbraio del 2015. Aldo Naro, a terra, fu colpito da un calcio mortale alla testa. Ebbene, secondo la famiglia della vittima ricorrono ritardi e vi è il rischio di prescrizione dei reati. Ecco perché i familiari da ora in poi diserteranno le udienze. E affermano: “In 7 anni non abbiamo mai perso una sola udienza. Siamo sempre stati presenti. Ma adesso basta! Non è tollerabile che un processo del genere possa trascinarsi stancamente per un così lungo periodo di tempo. Siamo ancora in primo grado e con ogni probabilità i reati cadranno in prescrizione. La nostra pazienza – proseguono il generale dei Carabinieri Rosario Naro, la moglie Anna Maria Ferrara e la figlia Maria Chiara – è stata messa a durissima prova: rinvii troppo lunghi tra un’udienza e l’altra, ripetute assenze di testimoni, continui forfait da parte di consulenti tecnici di parte senza che sia mai stato disposto il loro accompagnamento coattivo. E come se non bastasse, la mancata nomina dei periti per la trascrizione delle intercettazioni fino allo scorso luglio. E’ uno sfregio alla memoria di Aldo e al nostro immenso dolore. Siamo sicuri che le migliaia di persone che da ogni parte d’Italia, attraverso i canali social, seguono la vicenda di Aldo, comprendano il motivo del nostro gesto. Il nostro è un grido di protesta, non certo un atto di resa. Andremo avanti fino all’ultimo respiro, ogni giorno più combattivi. Lo dobbiamo a nostro figlio”.

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