U Sapiti cu è ? Franco Miccichè


Il fallimento politico di Francesco Miccichè: un sindaco senza visione né ruolo

Quando nel 2020 Francesco Miccichè venne eletto sindaco di Agrigento, molti lo considerarono il volto nuovo di cui la città aveva bisogno: un medico stimato, una persona perbene, lontana dalle logiche della “casta”. Un’immagine rassicurante, costruita sul mito della società civile contro la politica dei professionisti del potere. Purtroppo, a distanza di anni, quella narrazione si è rivelata un’illusione. Il bilancio della sua amministrazione è desolante: immobilismo, gaffe clamorose e una gestione che ha consegnato Agrigento alla mediocrità.

Miccichè non era un neofita della politica, come qualcuno ha voluto far credere: era già stato assessore nella giunta Firetto e orbitava da anni nell’entourage dell’onorevole Roberto Di Mauro. Tuttavia, anziché emergere come amministratore capace, si è distinto per una totale assenza di visione e per l’incapacità di governare una città complessa come Agrigento.

Una “foglia di fico” per la politica dei soliti noti

Sin dall’inizio, Miccichè è apparso come la classica “foglia di fico”: una faccia pulita, priva di arroganza, perfetta per coprire i maneggi di una politica che continua a muoversi dietro le quinte. Qualcuno tira le fila, e lui – ingenuamente o meno – si è prestato al gioco. La presenza assidua dell’onorevole Di Mauro al Palazzo di Città è stata la conferma plastica di una sudditanza imbarazzante, se non di una sostituzione di fatto.

Il sindaco, in più occasioni, si è trincerato dietro il silenzio, evitando di rispondere alle legittime domande dell’opinione pubblica con la scusa di essere “troppo impegnato a lavorare”. In realtà, questo atteggiamento ha mostrato tutta la sua inadeguatezza politica.

Vicende opache e silenzi assordanti

E quando non è rimasto zitto, ha fatto peggio: le sue uscite pubbliche sono state veri e propri infortuni. Memorabile la proposta di trasformare in parcheggi le aree liberate dal crollo di edifici storici. Una scelta scellerata che avrebbe stravolto il reticolo viario arabo, un patrimonio unico.

Agrigento voleva il cambiamento, ha avuto… il nulla, ma con un bel sorriso rassicurante. Francesco Miccichè, il “medico della città”, eletto come volto nuovo, lontano dai giochi di potere, si è rivelato il personaggio più riuscito di una tragicommedia politica: un sindaco senza sindacato, senza autorevolezza e, soprattutto, senza idee.

Il “volto pulito” che copriva la vecchia cucina della politica

Ci avevano raccontato che Miccichè fosse la società civile in rivolta contro i soliti noti. In realtà, era già assessore nella giunta Firetto e si muoveva da anni nell’orbita dell’onorevole Roberto Di Mauro. Ma, si sa, per vincere basta sembrare “nuovo” e “buono”. Serviva una faccia pulita per coprire la solita minestra riscaldata: piani urbanistici gestiti da chi conta davvero, incarichi, concorsi pilotati e via cucinando. Miccichè, il “sindaco-bonaccione”, è stato la foglia di fico perfetta.

Il sindaco invisibile (quando parla è peggio)

Per tutta la campagna elettorale si è nascosto dietro il “no comment”, evitando confronti con gli altri candidati. Una strategia geniale: se non parli, non si capisce quanto sei impreparato. Da primo cittadino, però, la realtà è venuta fuori a colpi di silenzi e gaffe.
E quando non è rimasto zitto, ha dato spettacolo: la proposta di trasformare in parcheggi le aree dove sono crollati edifici storici è roba da manuale di vandalismo urbanistico. Un’idea che neanche Attila.

Altro che trasparenza: qui siamo alla nebbia in Val Padana.

Francesco Miccichè: il sindaco che sussurrava ai SUV

Il capolavoro resta la storia dei quattro SUV acquistati con fondi destinati alle attività ludico-educative dei bambini. Con quei soldi altri comuni hanno fatto laboratori e giochi per i piccoli. Agrigento? Ha comprato fuoristrada e notebook. Forse volevano insegnare ai bimbi a fare rally.
Miccichè, anziché chiedere scusa, ha difeso la scelta: “Non c’era tempo per fare altro” (ma gli altri ce l’hanno fatto); “Il ministero ci ha autorizzati” (falso); “Le utilitarie sono poco decorose per i bambini” (questa è vera poesia).

Capitale della Cultura: il miracolo del lobbying

Secondo il sindaco, Agrigento ha vinto il titolo di Capitale Italiana della Cultura grazie al suo discorso emozionante. Certo, come no. In città gira una versione più realistica: hanno vinto le lobby e i maneggi politici.
Il bello è che il progetto vincente, intitolato “Il sé, l’altro e la natura”, parla di accoglienza, armonia, diversità come valore. Parole bellissime, peccato che l’amministrazione Miccichè non ne abbia incarnata nemmeno una.

Un Chance il giardiniere in salsa agrigentina

Miccichè è riuscito nell’impresa di sembrare sempre fuori posto. Un sindaco che sembra capitato lì per sbaglio, come Chance il giardiniere nel celebre film. Peccato che qui non ridiamo per la sceneggiatura, ma piangiamo per la città.


Capitale della Cultura: merito di chi?

Un’altra narrazione fuorviante riguarda il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2025. Secondo Miccichè, sarebbe stato il suo discorso commovente a conquistare la giuria. La realtà, però, è ben diversa: il successo è stato determinato dal lavoro della società incaricata di redigere il progetto e dalla capacità di lobbying politica. Un risultato che il sindaco ha cercato di intestarsi senza merito.

E, ironia della sorte, proprio il tema centrale del progetto – “Il sé, l’altro e la natura”, basato sull’accoglienza e sul dialogo – è stato tradito dalla sua amministrazione, che non ha dimostrato coerenza con quei valori, né con le iniziative necessarie per rendere Agrigento davvero inclusiva e accogliente.

Una città senza guida

Agrigento merita un’amministrazione all’altezza del suo patrimonio storico e culturale. Miccichè, invece, si è rivelato un sindaco senza “physique du rôle”, privo di autorevolezza, incapace di decisioni strategiche e ostaggio di logiche che pensavamo superate. Il tempo lo giudicherà per quello che è stato: un’occasione mancata, un’amministrazione grigia e dannosa per il futuro della città.


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