Agrigento, città delle buche e delle stragi: che fine hanno fatto i milioni per le strade?

Agrigento, “Capitale italiana della Cultura 2025”, continua a convivere con un paradosso intollerabile: da un lato si promuove al mondo come vetrina di bellezza e patrimonio, dall’altro è costretta a piangere i propri giovani sulle strade dissestate e abbandonate. L’ultima tragedia, quella di Marco Chiaramonti, morto sabato scorso a causa di un incidente che ha avuto come protagonista anche l’ennesimo avvallamento del manto stradale, non è un fatto isolato. Prima di lui, Chiara La Mendola e tanti altri nomi che oggi rischiano di cadere nell’oblio.
Ma qui non si tratta di fatalità. Si tratta di responsabilità politiche e amministrative precise.
Tre milioni di euro scomparsi nel nulla
Negli scorsi anni il Comune aveva annunciato con grande enfasi uno stanziamento di 3 milioni di euro per il rifacimento delle strade cittadine e arredi urbani. Promesse scritte, conferenze stampa, comunicati che parlavano di “un nuovo volto per la viabilità urbana”. Ma ad oggi, le strade di Agrigento sono un cimitero di buche.
Le gare d’appalto? Un percorso a ostacoli di rinvii, proroghe, carte ferme negli uffici. Si parla di bandi annunciati e mai pubblicati, di ditte incaricate per rattoppi provvisori che durano pochi giorni e si trasformano in ulteriori pericoli. Dove sono finiti quei 3 milioni? Perché i cittadini continuano a viaggiare su percorsi da terzo mondo, rischiando la vita quotidianamente?
Non è forse il caso che qualcuno verifichi se quelle somme sono state spese realmente o se, come spesso accade, si siano perse tra consulenze, progettazioni mai realizzate e appalti fantasma?
Amministrazione inadeguata e irresponsabile
Il sindaco e la sua giunta non possono continuare a nascondersi dietro alibi. Non si può parlare solo di “mancanza di risorse” quando le risorse, almeno sulla carta, c’erano. La realtà è che questa amministrazione non è stata in grado di trasformare un budget già previsto in opere concrete. Il risultato? Strade che continuano a uccidere, cittadini che continuano a chiedersi fino a quando dovranno vivere in questa roulette russa urbana.
Non si tratta di un singolo errore. Si tratta di una catena di responsabilità politica che parte dal sindaco e arriva agli assessori competenti, passando per dirigenti e tecnici comunali che non hanno mai garantito trasparenza e risultati.
Una città che non merita tutto questo
Agrigento non merita di essere conosciuta come la “città delle buche”. Non merita che, accanto al Tempio della Concordia, simbolo universale di bellezza, ci sia un’altra immagine che ormai fa il giro dei social: motorini ribaltati, auto danneggiate, persone ferite a terra.
È inaccettabile che in una città che si preparava ad accogliere turisti da tutto il mondo per il 2025, i cittadini non possano nemmeno muoversi in sicurezza nei propri quartieri. Altro che Capitale della Cultura: qui siamo Capitale dell’incuria e del malaffare.
Serve un cambio radicale: via tutti
Non bastano più le promesse, non bastano i comunicati stampa, non bastano i cordogli ufficiali alle famiglie delle vittime. Servono atti concreti. E il primo atto concreto dovrebbe essere uno solo: le dimissioni immediate del sindaco, degli assessori e di chiunque abbia fallito nel garantire il diritto primario alla sicurezza.
Agrigento non ha bisogno di amministratori-influencer che pensano ai riflettori e ai titoli sui giornali. Ha bisogno di un governo serio, capace di spendere i fondi disponibili, di programmare interventi veri, di pretendere risultati.
Fino ad allora, ogni lacrima versata davanti a una bara sarà solo ipocrisia. E ogni promessa non mantenuta sarà un insulto alla memoria di Marco, di Chiara e di tutte le vittime che hanno pagato con la vita l’incompetenza di chi oggi ancora occupa le stanze del potere.



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