Roberto Di Mauro, il sindaco ombra che comanda Miccichè

Il caso Ciulla, lo strappo con Pisano e lo scontro per la consigliera Contino
Ad Agrigento i giochi di potere non si consumano alla luce del sole, ma dietro le quinte, dove a muovere i fili non è il sindaco Franco Miccichè, bensì Roberto Di Mauro, vero regista delle dinamiche politiche cittadine.
L’ultimo rimpasto di giunta lo dimostra con chiarezza: la cacciata dell’assessore Costantino Ciulla non è stata una scelta autonoma del sindaco, ma un diktat imposto da Di Mauro, con un solo obiettivo: colpire l’area di Lillo Pisano.
Un regolamento di conti mascherato da rimpasto
La sostituzione di Ciulla non è stata un fatto amministrativo, bensì politico. Si è trattato di un vero e proprio regolamento di conti, una vendetta per minare il peso di Pisano all’interno dell’amministrazione comunale.
Miccichè si è limitato ad eseguire gli ordini, presentando come “nuova giunta” quella che in realtà è la giunta voluta e scritta da Di Mauro.
Lo “scippo” della consigliera Contino
Dietro questo scontro c’è una vicenda che ha bruciato Di Mauro: la perdita della consigliera comunale Contino Flavia, inizialmente in orbita del suo gruppo politico, poi passata nelle fila di Lillo Pisano.
Un cambio di casacca che ha reso evidente come Pisano, nonostante gli attacchi subiti, riesca ancora ad attrarre e spostare equilibri.
Ecco allora la ritorsione: colpire Pisano eliminando Ciulla dalla giunta, un segnale forte di isolamento e di rottura.
Miccichè, sindaco di facciata
Il primo cittadino continua ad apparire come un sindaco “di facciata”, incapace di imporre una linea autonoma. Ogni decisione cruciale viene presa altrove, nel cerchio ristretto di Di Mauro, che ha assunto di fatto il ruolo di sindaco ombra.
Le nuove nomine – Sandro Montalbano e Riccardo Accurso Tagano – spacciate come espressione della “società civile”, non sono altro che il frutto delle trattative orchestrate da Di Mauro. Una mossa che guarda già alle prossime elezioni amministrative e che dimostra come la giunta sia un terreno di conquista personale più che uno strumento al servizio della città.
L’ombra sul Teatro Pirandello
Sul tavolo resta poi la partita della Fondazione Teatro Pirandello, dove Pisano conserva ancora una fetta importante di influenza. La domanda è chiara: dopo lo strappo consumato in Comune, si tenterà di scalzarlo anche lì?
La guerra interna non sembra destinata a chiudersi, anzi.
Una città ostaggio delle faide
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Agrigento non viene amministrata in base a un progetto per lo sviluppo o al bene dei cittadini, ma piegata a logiche di vendetta, tradimenti e colpi bassi tra fazioni.
Chi paga il prezzo di queste manovre di palazzo sono sempre i cittadini, spettatori impotenti di una politica ridotta a guerra personale.
In questo scenario il sindaco Miccichè resta marginale, un semplice esecutore. A dettare i tempi, le mosse e le vendette è Roberto Di Mauro, il vero dominus della politica agrigentina.



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